Gazzetta di Modena

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DOCUMENTO del sindacato di polizia 

Siulp: «Tre gravi errori della questura hanno favorito lo sfregio di Modena»

Andrea Marini
Siulp: «Tre gravi errori della questura hanno favorito lo sfregio di Modena»

Ignorato quanto accadde nel 2010, nessun controllo il giorno prima e la volontà di non deviare in altre zone il percorso

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Sono tre gli errori che sarebbero stati commessi dai vertici della questura di Modena, nella preparazione e gestione del servizio di ordine pubblico, in occasione del corteo degli anarchici del 25 aprile, che ha sfregiato Modena. Non ci si è ricordati del grave precedente del 2010, accaddero le stesse identiche cose, non si è utilizzata l’arma - prevista dalla legge - dello spostamento di orario e itinerario del corteo, non si è fatta azione di controllo preventivo del territorio.

È quanto sostiene la segreteria provinciale del sindacato di polizia Siulp, in una lunga e articolata nota ufficiale. Sulla scia di quanto ha dichiarato ieri alla Gazzetta, Bruno Fontana, uno dei leader storici del sindacato, sono messi in fila alcuni elementi per capire quali sarebbero stati gli errori nella gestione e sottovalutazione del corteo . Non sarebbe stato solo un problema di uomini in meno, ma anche di mancato utilizzo di strumenti investigativi forniti dalla legge.

« È sotto gli occhi di tutti, bisogna ammetterlo, non è andata male ma neanche bene. - scrive il Siulp - Incredibilmente si sono ripetuti gli stessi errori del 19 giugno 2010, allorquando una analoga manifestazione è stata fatta transitare per il centro di Modena lasciando dietro di se lo stesso strascico di danneggiamenti, deturpazioni, vandalismi e conseguenti polemiche. Evidentemente quell’ esperienza è stata dimenticata o non ha insegnato nulla».

E qui si arriva a cosa doveva essere fatto e non lo è stato. È vero che, come recita l’articolo 17 della Costituzione, «i cittadini hanno diritto di riunirsi, pacificamente e senz’ armi, in luogo pubblico, ma dando, avviso alle autorità; le quali non possono impedire loro di manifestare. Salvo motivi di sicurezza o incolumità pubblica». Ma al tempo stesso l’autorità, il questore, può intervenire con alcuni strumenti proprio per tutelare « il diritto dei restanti cittadini, non interessati alla manifestazione, di non essere pregiudicati sovramisura nell’ esercizio dei loro altrettanto validi diritti».

E gli strumenti in tal senso senza prevaricare il diritto a manifestare e riunirsi, consentono di «ritardare o anticipare un corteo, dandogli un itinerario diverso da quello richiesto - spiega il Siulp - Può imporre cioè delle prescrizioni. Su questo fronte dobbiamo registrare la resa dell’autorità di Ps che evidentemente ha scelto di abdicare al proprio potere di “ordinanza” con le conseguenze che tutti sappiamo».

Ma non finisce qui. La terza accusa ai vertici della questura riguarda il mancato controllo preventivo del territorio. Quello che, forse, avrebbe potuto constatare l’azione di verniciatura di telecamere, la preparazione lungo il percorso degli “arsenali” da utilizzare il giorno dopo etc. Un controllo che, si legge chiaramente tra le righe, alcuni agenti esperti della questura, che magari avevano vissuto in passato situazioni analoghe, avevamo sommessamente suggerito restando inascoltati da parte dei vertici della questura. In questo quadro negativo, il Siulp salva solo gli agenti di tutti i corpi di polizia che erano sulla strada a cercare di arginare un corteo che evidentemente andava gestito in altro modo. —

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