Fidanzati pestati: restano in carcere i tre giovani fermati
Uno dei tre si è avvalso della facoltà di non rispondere al giudice, un altro ha affermato di essere scappato prima dle pestaggio e il terzo ha detto di non aver preso parte a nessun gesto violento finché non è stato colpito. Per tutti e tre però i giudice della indagini preliminari Andrea Romito ieri ha disposto la custodia cautelare in carcere anche se non ha convalidato il fermo (non c’era pericolo di fuga). Restano quindi in cella i tre giovani nordafricani che, con il quarto, agli arresti domiciliari, sono ritenuti autori del pestaggio di Rossella Setti, l’ex campionessa di Muay Thai, e del suo compagno, da lei difeso con tecniche di arti marziali (un caso unico diventato nazionale).
Le posizioni dei tre si sono quindi differenziate proprio durante l’interrogatorio di garanzia che si è svolto ieri mattina in carcere. Nello specifico Montasser Hamen, 24 anni, tunisino, difeso dall’avvocato Massimo Porta, ha preferito non rispondere. Anas Elahua, 21 anni, difeso dall’avvocato Alberto Boni, ha invece risposto a ogni domanda. Ha spiegato che quella notte era al parchetto dietro via Bellentanina con altri otto conoscenti (tra i quali due italiani) e di essere intervenuto per cercare di dividere i contendenti. Solo quando è stato colpito ha reagito menando botte anche lui con gli altri.
Il terzo, Aioub Libane, 27 anni marocchino, difeso dall’avvocato Fernando Giuri, ha deciso di non rispondere ma ha voluto fare alcune dichiarazioni spontanee: ha spiegato di non essere stato coinvolto nel pestaggio, che non ha riportato ferite, non è andato al pronto soccorso e che il suo volto non compare nelle immagini delle telecamere di sorveglianza perché è scappato appena è iniziata l’aggressione alla coppia che passeggiava. Per tutti e tre le accuse in concorso sono di rapina aggravata (sia dalla “minorata difesa” dovuta all’ora notturna che dal numero degli aggressori) e lesioni aggravate. Uno è anche accusato per le minacce di morte a un testimone. Il caso è seguito dalla agenti della Squadra mobile e del Commissariato di Carpi coordinati dal Procuratore Katia Marino —
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