Nei campi profughi Saharawi nel ricordo di Fabio Campioli
Stefano Vaccari e Silvia Bellettini seguono il progetto “Salud Primero” Screening sanitario a oltre 41mila bambini e un presidio fisso di protezione civile
FORMIGINE. Fabio se n’è andato da pochi mesi, aveva appena 52 anni e la bara, nel giorno dell’addio, era coperta da una bandiera che rappresenta l’associazione Kabara Lagdaf, tramite la quale dava aiuto e sostegno medico ai bambini del Saharawi. Ebbene l’impegno, l’insegnamento e il ricordo di Campioli non sono andati dispersi. Il suo testimone è stato raccolto anche da Stefano Vaccari, protagonista nei giorni scorsi con Silvia Bellettini (vicepresidente di Kabara Lagdaf) di un viaggio nei campi profughi nel deserto nel sud dell’Algeria dove ha festeggiato un anomalo 25 aprile.
Ed è lì che la creazione più importante di Campioli continua a vivere: il progetto “Salud Primero”, avviato nel 2009, proseguirà fino a marzo 2020 con l’obiettivo di farlo proseguire. «I risultati del progetto sono decisivi perché ha portato a fare uno screening sulla calcolosi renale a 41.400 bambini in 38 scuole (uno all’anno per tutti i bimbi in età scolare) - spiega Vaccari - sia nei campi che nei territori liberati. Sono 608 i bimbi con patologie significative di cui 75 gravi trattati in Italia e 48 a Modena all’ospedale Policlinico. La commissione medica scolare, che cura da 10 anni il progetto, è partita da pochi giorni per raggiungere i territori liberati e svolgere lo screening annuale. In estate arriveranno a Modena altri 6 bambini dei 21 in attesa per essere operati e visitati».
Ma il viaggio del neo presidente dell’Associazione Nazionale di Solidarietà con il Popolo Sahrawi (Ansps) ha portato a prendere coscienza anche di un altro ormai imminente risultato concreto: il progetto sulla Protezione Civile per aprire un posto fisso con un mezzo e personale formato è oramai al termine visto che mancano solo la formazione dei vigili del fuoco e il mezzo attrezzato per ogni evenienza emergenziale.
«Ho fatto un altro incontro con il Ministro della Salute, Mohamed Lammin Deddi - aggiunge Vaccari - per raccogliere le loro priorità circa una possibile azione da sviluppare a livello nazionale in Italia. Sono infatti venuti a mancare nel 2019 due grossi finanziamenti norvegesi che servivano sia a pagare il personale sanitario sia il cibo negli ospedali. Ho raccolto il suo appello prendendomi l’impegno a verificare la disponibilità delle associazioni italiane per coprire una parte del finanziamento mancante».
E poi di nuovo in mezzo ai profughi che da 43 anni vivono in una condizione di esilio da quella terra del Sahara occidentale occupata dal Marocco. Tra adulti e bambini, nei campi per capire come fare formazione. Un esempio? Il centro di sperimentazione e formazione agricola finanziato dalla cooperazioni italiana e in particolare dall’associazione Africa70. «Lo siamo andati a visitare perché è attivo da tre anni e oramai è giunto al termine delle sperimentazioni su alcune specie di piante e ortaggi utili per l’alimentazione umana e animale. Da fuori sembra una banalità, ma in quelle condizioni difficili di vita e climatiche tutto è più complesso anche soltanto il pensare all’approvvigionamento quotidiano dei cibi più elementari». —
F.D.
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