Don Mattia sulla Mar Jonio per i salvataggi di migranti
Il sacerdote modenese imbarcato tra volontari e organizzazioni umanitarie «La mia scelta nata dall’amicizia e dall’accoglienza, ora mi sono messo in gioco»
La barca è un antico simbolo della Chiesa. Tertulliano è il primo a farne un simbolo esplicito della Chiesa, identificando nella nave in tempesta la Chiesa delle origini, travagliata dalle persecuzioni. Ma su una barca la Chiesa non c’era, mentre ora c’è grazie a un giovane prete modenese. Don Mattia Ferrari, appena 25 anni, originario di Formigine, è salpato ieri sulla Mar Jonio all’interno della missione Mediterranea.
Don Mattia, come mai un sacerdote modenese finisce in mezzo al Mediterraneo su una nave soccorso?
«La mia salita a bordo nasce dalla richiesta dei ragazzi di Mediterranea di avere un prete a bordo. La richiesta fu fatta durante l’incontro tra l’allora capo missione Luca Casarini e l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice. Lorefice aveva espresso il suo sostegno alla missione Mediterranea - racconta ancora il sacerdote - e aveva risposto in modo positivo alla richiesta di avere un prete sulla nave. Doveva andare un confratello di Mestre che alla fine non ha potuto prendere parte alla missione, allora hanno chiesto a me per l’amicizia che mi lega ad alcune delle persone impegnate sulla nave. Ne ho parlato col mio vescovo, don Erio Castellucci, e penso che don Erio (che è competente per la mia persona) abbia contattato il vescovo di Palermo (competente sulla nave). E alla fine eccomi qui».
Come nasce l’amicizia con le persone della missione Mediterranea?
«Della missione fanno parte alcuni centri sociali bolognesi, Tpo e Labas che tramite Ya Basta sono tra i promotori. C’è un’amicizia nata proprio a causa dell’accoglienza di alcuni migranti a Bologna, in pratica hanno aiutato alcuni migranti che conoscevamo. È nata un’amicizia forte e mi hanno chiesto se ero disponibile a venire».
Questa scelta era in qualche modo messa in conto o la proposta è arrivata all’improvviso?
« Finchè non è arrivata la richiesta onestamente non me l’aspettavo, ma dopo aver ricevuto la richiesta di partire ho accettato volentieri. Sia perchè l’amicizia che è nata è, come ho detto, molto intensa, sia perché conosco diverse persone che sono arrivate proprio attraverso il mare».
Raccontano storie davvero forti. Ci può fare un esempio?
«Sia a Modena che a Bologna (anche tramite l’arcivescovo Matteo Zuppi) ho avuto modo di ascoltare tante storie. In tanti mi hanno raccontato la traversata che hanno fatto, la sofferenza e i pericoli. Molti hanno parenti o amici morti durante questa traversata del Mediterraneo».
Quanto tempo è previsto che rimaniate sulla nave Mar Jonio?
«La missione dovrebbe durare qualche giorno, in teoria tra una manciata di giorni saremo di ritorno. Ma non possiamo sapere esattamente: se ci sarà un salvataggio, ad esempio, la missione durerà appena pochi giorni».
Ha messo in conto che potreste rimanere bloccati sulla nave se dovessero esserci problemi?
«Ho messo in conto tutto e che ho fede in Dio, come tutti qui sopra abbiamo fede anche nel cuore dell’uomo. Rimanere fermi a causa del maltempo, ad esempio, sarebbe un conto, speriamo di non rimanere fermi a causa della cattiveria o della mancanza di accettazione. Tanto più sarebbe grave se avessimo a bordo dei migranti salvati dalla morte in mare. Don Mattia, domenica scorsa ha celebrato la prima messa».
Ma per quale altro è a bordo?
«Domenica erano davvero in tanti alla celebrazione, ma non pretendo certo che tutti i giorni sia così, sulla nave c’è molto lavoro da svolgere. E poi dipende da come sarà il mare, se è grosso e ci sono onde (come durante la telefonata, a un certo punto l’intervista è stata interrotta perché, a causa di un’onda particolarmente alta don Mattia è scivolato, ndr) è difficile celebrare. Qui sono il cappellano di bordo, il mio compito è rappresentare la vicinanza della Chiesa sia alle persone che sono sulla nave che per i migranti che arrivano dalle coste libiche. Saremo i primi che vedranno e voglio portare loro amicizia, consolazione e sostegno spirituale. Il capo missione della Mar Jonio non è più Luca Casarini, ma Beppe Caccia».
Come mai?
«Sia Casarini che il comandante sono stati denunciati al termine dell’ultima missione e per questo hanno scelto di restare a terra, a disposizione dell’autorità giudiziaria».
Un’ultima curiosità: ci sono altri modenesi a bordo?
«No, sono l’unico modenese, ma qui ci sono persone provenienti da tutta Italia, tra queste i miei quattro amici di Bologna». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
