Ex ceramica Oscar «Ricorrenza triste a casa senza soldi»
Sei mesi di cassa integrazione: mai arrivato un euro Fallito l’acquisto, per l’azienda sassolese non c’è futuro
Un Primo maggio diverso, triste, freddo (e non per colpa del tempo), con poca voglia di festeggiare. Lo stanno vivendo i lavoratori della ormai ex Ceramica Oscar (ex Guglia) dopo che è fallito il tentativo, se si può definire tale, di acquisto da parte della società romana Ecodelta srl, che non ha ratificato l'operazione per l'azienda di via Radici in Piano.
Sei mesi di cassa integrazione per la quale non è ancora arrivato nemmeno un centesimo con decine di famiglie che subiscono una situazione a dir poco preoccupante.
«Quest'anno il 1° maggio, più che mai non è il 1° maggio - ha esordito Tiziana Olmi, impiegata commerciale ed Rsu dell'azienda – perchè veniamo da sei mesi di totale incertezza, economica e psicologica, perchè io stessa e come me tanti altri, da decenni abbiamo lavorato in questa azienda. Vedo un senso di fallimento di tutto ciò che noi siamo stati fino a sei mesi fa. Ci auguriamo che chi di dovere si metta una mano sul cuore e ci ridia le nostre vite per festeggiare nel 2020 un Primo maggio dignitoso, grazie ad un lavoro ritrovato e la riaffermazione dei diritti che ognuno di noi ha il diritto di avere».
«Spero in breve tempo di trovare un altro lavoro – ha detto invece Marilena Pifferi, ex del laboratorio aziendale – per sentirmi nuovamente gratificata e mantenere dignitosamente i miei tre figli, perchè questa situazione sta diventando snervante. Il 1° maggio per me, dopo 28 anni nei quali ho dato l'anima a questa azienda non esiste, in questa situazione non è di certo una festa».
Assolutamente allineate le altre situazioni.
«Sono in questa azienda da 22 anni - ha detto Loredana Peotta, impiegata all'ufficio acquisti – e mi auguro che a breve la situazione si risolva e possiamo tutti tornare al lavoro e riguadagnare i nostri diritti. Il Primo maggio spero che sia portatore di un futuro meno incerto di quello che vediamo in questo momento».
«Siamo in un limbo burocratico strano - ha aggiunto Sergio Fernandez, da 23 anni meccanico del reparto scelta – che stiamo subendo pesantemente. Il Primo maggio di quest'anno lo ritengo la festa degli “sfigati” e non dei lavoratori, visto come siamo messi e come sono messi anche tanti altri lavoratori. Speriamo di ritrovare un'atmosfera dignitosa per noi e le nostre famiglie tornando al lavoro».
«Il mio primo maggio è davvero brutto - ha detto Gaudenzio Solimeo, smaltatore da 22 nell'ex Oscar - e spero che questo messaggio possa arrivare a coloro che “devono darsi una mossa”, perchè è una situazione che ci portiamo dietro da molto mesi, economicamente e psicologicamente disastrosa».
Chiudiamo con Alessandro Germano, carrellista in azienda da tanti anni.
«Oltre che l'aspetto economico – conclude – credo ci sia quello della dignità che viene calpestata giorno dopo giorno da incertezze, dubbi, burocrazie che non finiscono più. Vorrei ricordare a chi legge oggi, festa del lavoro, che ci sono tante persone che vivono in un limbo, in una giungla, di incertezze». —
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