Marco, l’architetto che si candida e sogna un Distretto che pedala
Amarossi, 46 anni, lancia la lista civica Fiorano Bike City «Ciclabili e tramvia: prendiamo esempio dal Nord Europa
Un po’ idealista. Un po’ sognatore. Certamente ambientalista. Lo puoi trovare in giro per il Distretto tra i tir che trasportano piastrelle. Lui pedala. Nel raggio di cinque chilometri non c’è verso: va in bicicletta, fischiettando e sognando una Piastrella valley diversa. Quando alcuni giorni fa lo abbiamo cercato per inserirlo nell’inserto e nel dossier per i lettori con tutte le liste e i candidati a sindaco era sorpreso. «Non voglio troppa pubblicità. La nostra lista è fatta di persone che amano l’ambiente, odiano il traffico di questo Distretto attraversato notte e giorno da migliaia di tir e chiedono solo più sicurezza e qualche passo indietro dei cittadini che hanno, forse, perso il contatto con la realtà... L’esempio di quel che accade nel Nord Europa dovrebbe essere una stella polare del Distretto, dell’Italia che vogliamo...», racconta. Marco Amarossi è il più atipico e forse genuino dei candidati a sindaco che la prossima tornata elettorale amministrative sfornerà anche nel Modenese.
Quarantasei anni, architetto, sposato, tre figli, un mese fa ha smesso di sorridere e ha deciso: «Voglio fare sentire la mia voce. Dire che un futuro migliore è possibile. Sognatore? Può essere. Ma mi piace anche la concretezza della realtà che ci dice che nel nostro Distretto dobbiamo fare scelte diverse», spiega dopo avere ufficializzato la lista con cui si presenterà a Fiorano alle prossime elezioni per correre come possibile sindaco.
Speranze di vincere oggettivamente poche. Pochine. Diciamo zero. Ma la missione impossibile dell’architetto Amarossi è dare un primo segnale di cambiamento.
«Con la lista Fiorano Bike City nei prossimi giorni batteremo i luoghi di ritrovo dei fioranesi. Vorrei un faccia a faccia con il sindaco Tosi e con anche gli altri candidati. Non ci prendono sul serio ma arrivare a 1400-1500 voti credo sia possibile. E sarebbe una vittoria».
Difficile fare la lista?
«All’inizio sì. Tutti parlano. Tutti sono d’accordo con quello che sostengo ma poi quando dici, “ok entra nella lista” rinunciano. Hanno paura di metterci la faccia. Ma c’è stato anche chi ha capito che non scherzavo ed è nato un bel gruppo con me».
Va bene architetto ma il programma?Non crede di sognare troppo o correre troppo in avanti... per un territorio che chiede infrastrutture, come la Bretella e non si può certo accontentare di ciclabili...?
«La Bretella: a un paio di chilometri c’è già la superstrada da Sassuolo a Modena. E al capolinea il nuovo scalo merci ferroviario... Francamente non ne capisco l’utilità. Sarebbe invece utilissima una vera rete di piste ciclabili. Da Fiorano a Sassuolo, a Maranello, fino a Formigine. Siamo il paese del sole? Allora qualcuno mi spieghi perché il 93% degli spostamenti in auto potrebbe essere sostituito dall’uso della bicicletta. Di mezzi meno impattanti per l’ambiente. Abito in via Statale e viviamo sotto l’assedio dei Tir... Il Distretto avrebbe bisogno di una tranvia che collega tutti i centri, le aree industriali. Gigetto non funziona? Colleghiamolo col resto del distretto, le aree industriali e ne riparliamo... sa quanti operai, quanti cittadini lo prenderebbero per spostarsi?».
Cosa contesta alla politica locale?
«Traffico e aver svuotato l’anima dei centri storici. Il cuore di Fiorano è spento. Quello di Spezzano ha fatto e sta facendo la stessa fine. Il piccolo negozio, il commerciante che era anche un riferimento, un amico, non c’è più. Tutto decentrato e tutto in funzione dei centri commerciali. Invece credo che si debba tornare a riempire i paesi e le città di contenuti. Cultura. In una parola: vita. E non mi è piaciuta la scelta di insistere con la realizzazione della nuova scuola in un’area vincolata e vicina a Villa Menotti, (da salvare), Villa Leonardi e Rocca Coccapani....».
La sua vittoria alle elezioni in cui pedala in salita?
«Entrare in Consiglio e mettere esperienza e idee al servizio della mia gente per iniziare a cambiare e vedere i nostri figli in un posto migliore». —
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