Perizia psichiatrica per il marito di Ghizlan
Laamane trasferito nella clinica del carcere di Piacenza Il giudice vuole chiarire se soffre di disturbi di personalità
Khalil Laamane, 49 anni - l’uomo accusato di aver ucciso la moglie separata Ghizlan El Hadraoui a coltellate nella schiena e poi di aver dato fuoco al cadavere nell’auto di lei in un campo vicino all’inceneritore di via Cavazza - sarà sottoposto a perizia psichiatrica. Lo studio clinico avverrà nell’ambito di un incidente probatorio disposto dal gip Paola Losavio. L’incarico sarà assegnato al perito a metà maggio e in luglio sarà depositata la relazione. Il giudice vuol sapere se Laamane era in grado di intendere e di volere al momento del delitto del quale è accusato, se è in grado di sostenere un processo e se ha disturbi di personalità.
La richiesta, avanzata dal difensore (avvocato Giovanni Gibertini), arriva dopo il trasferimento di Laamane dal carcere di Sant’Anna a quello di Piacenza: ora si trova presso il Reparto di osservazione psichiatrica. Laamane è stato portato lì alcuni giorni fa dopo che i primi di marzo aveva tentato di uccidersi in cella ed era stato salvato in extremis dalla polizia penitenziaria. Da allora il suo umore è rimasto tetro e si è sempre più chiuso, al punto che le autorità carcerarie hanno ottenuto dal magistrato di sorveglianza il suo trasferimento in quella struttura psichiatrica carceraria proprio per sottoporlo a un’osservazione accurata. Inoltre, recentemente è emerso che Laamane era stato visitato in un Centro di salute mentale di Modena proprio pochi giorni prima dell’assassinio della ex moglie
All’incidente probatorio (disposto in corso di indagine) parteciperà anche l’avvocato Valeria De Biase, in rappresentanza della parte offesa: i due figli minori di Ghizlan e di Khalil Laamane. Per i due ragazzi, seguiti dai Servizi Sociali, si stano studiando soluzioni per alleviare la loro vita dal punto di vista materiale.
Proseguono intanto le indagini della polizia e della Procura per ricostruire l’accaduto. Laamane non ha ancora risposto al magistrato. Se inizialmente aveva collaborato in qualche modo nelle prime ore dopo la scoperta del cadavere, dando indicazioni ora al vaglio degli investigatori, in seguito si è chiuso a riccio e si è avvalso della facoltà di non rispondere anche davanti al giudice in fase di interrogatorio di garanzia per la convalida del suo fermo. Le prove contro di lui sono state raccolte dalla polizia nel corso delle indagini. Soprattutto pesano quelle che riguardano il portachiavi e le chiavi di casa di Ghizlan, separata da lui, trovate in possesso dell’ex marito. —
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