Gazzetta di Modena

Modena

la truffa del subentro nelle POLIZZE VITA 

Agente incassava per sé gli assegni: condannata assicurazione Allianz

Carlo Gregori

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Poco importa se l’agente (e socio) della società assicurativa abbia truffato di sua iniziativa il cliente che lo accoglieva in casa da una ventina di anni. Il cliente non ha responsabilità per non aver accertato cosa accadeva. L’assicurazione invece ce l’ha, anche se indiretta, e quindi deve risarcire il cliente. Con questa motivazione che ancora una volta collega una società assicurativa al suo agente infedele, il Tribunale Ordinario di Modena ha condannato un’assicurazione, la Allianz, per l’incredibile comportamento del suo agente coinvolto in 44 truffe con un danno per i clienti di un milione di euro. Ancora una volta la causa riguarda il subentro in polizze vita di altri clienti ma ciò che rende importante questo caso è il fatto che il cliente abbia consegnato per sei volte assegni in bianco. L’agente li ha incassati tutti a suo nome. A rendere dolorosa questa vicenda è la fiducia tradita di una famiglia modenese che da vent’anni si serviva di quell’assicuratore. Succeduto al padre, il figlio si è fatto facilmente convincere che il subentro in una polizza vita come nuovo beneficiario era un buon affare. Tanto che ne ha sottoscritte ben sei in due mesi dopo che l’agente gli ha mostrato documenti che facevano credere che tutto fosse riconducibile alla sua assicurazione modenese che fa capo all’Allianz. D’altra parte perché dubitare di quell’esperto assicuratore, socio dell’assicurazione locale e di casa per il cliente? Oltretutto alla firma del cliente affiancava un timbro della sua assicurazione allegando un prospetto sulla possibilità di riscatto della polizza e un altro sulla quietanza del premio. Tutto secondo i crismi. Solo la consegna dell’assegno avveniva in bianco, in base all’intesa sulla parola tra i due. Purtroppo l’assegno finiva subito in banca per essere incassato a nome dell’agente con un utilizzo disinvolto del conto corrente della società. Un mese dopo (dicembre 2012) è stata la stessa assicurazione a segnalare che quell’agente non aveva più nessuna autorizzazione a trattare. Ma la frittata era fatta: l’indagine della Procura e delle “fiamme gialle” ha portato alla sconcertante scoperta che 44 clienti erano stati truffati dallo stesso agente. Per questo caso, nel 2016 l’agente è stato condannato in abbreviato a due anni e due mesi. Con la causa civile il giudice stabilisce un risarcimento di 71 mila euro (pagheranno in solido tra agente e assicurazioni) riconoscendo che il danno patrimoniale è stato causato anche dalla responsabilità indiretta dell’assicurazione. Il giudice ricorda la necessità «di tutelare colui che abbia rapporti con un soggetto che, inserito in una struttura imprenditoriale, crei un particolare affidamento nel cliente una volta che gli propone l'acquisto di prodotti del gruppo, così affiancandosi alla responsabilità diretta dell’intermediario assicurativo infedele quella della società che lo ha utilizzato mettendolo in condizione di danneggiare i terzi». —



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