Calenda (Pd): «Ha paura se rifiuta il confronto»
L’ex ministro ieri in provincia per la sua candidatura alle Europee «Abbiamo messo vicepremier due persone che non hanno mai lavorato»
«Salvini non vuole perdere tempo con me? Beh, è un bel modo per dire “ho un po’ di strizza e preferirei evitare il confronto…». Carlo Calenda, ex ministro dello Sviluppo economico, oggi capolista Pd nella circoscrizione Nordest per le elezioni europee del 26 maggio, sorride e rilancia dopo il “no” del ministro dell’Interno a un confronto a Modena. Un botta e risposta a distanza - ma non troppa, visto che Salvini era in città, mentre Calenda era impegnato in un tour che ha toccato Carpi, Formigine, Nonantola e Mirandola insieme a Elisabetta Gualmini, anche lei capolista - andato in scena ieri tra i due big di Lega e Partito democratico. Così, se Salvini ha rifiutato la proposta di un faccia a faccia in piazza Matteotti arrivata in mattinata via Twitter da Calenda, il candidato alle europee ricorda che «il confronto è democrazia, e non capisco il bisogno di scappare davanti alla richiesta di un confronto civile». Salvini a parte, nel suo weekend modenese (questa mattina sarà in piazza Matteotti alle 11.30 con il segretario nazionale Nicola Zingaretti e il sindaco Gian Carlo Muzzarelli) Calenda ha ricordato un legame con la città «iniziato quando abitavo in via Rua Muro e lavoravo in Ferrari, il mio primo impiego, mentre mia moglie lavorava alle ceramiche Richetti». Un legame rimasto con una terra «abitata da gente seria, che fa poche chiacchiere e lavora, costruendo delle eccellenze di livello nazionale e internazionale». E a chi gli chiede la possibilità di un’Europa a trazione sovranista lo preoccupi, l’ex ministro dello Sviluppo economico replica facendo notare di essere «preoccupato più che altro per il futuro dell’Italia: il migliore dei sondaggi dà i sovranisti al 10%, quindi a Bruxelles non avranno poi tanto successo. Il problema è che molti di loro saranno italiani, e sono gli stessi che oggi governano un Paese che ha la finanzia fuori controllo e la crescita ferma a zero». Per quanto riguarda il futuro del Pd, Calenda ricorda che «il 4 marzo abbiamo preso un bello schiaffone, che forse ci ha insegnato a essere meno arroganti. Ora dobbiamo fare un grande lavoro per recuperare la rappresentanza: per farlo - incalza il capolista dem alle europee - non servono nuovi partiti o nuovi nomi, ma programmi di qualità e un fronte largo, che vada dai liberaldemocratici ai socialdemocratici, passando per i popolari». Per quanto riguarda le emergenze del nostro Paese, l’ex ministro ne indica tre: «Salari bassi, una scuola in piena emergenza e investimenti per la produzione. Sono questi i tre fronti sui cui bisogna lavorare, mentre il governo spende 750 euro per quaranta milioni di italiani per mandare in pensione un numero di persone compreso tra le 650mila e il milione. Insomma, tutti vogliono andare in pensione prima, ma in questo momento sarebbe stato meglio usare una cifra del genere, ovvero 28 miliardi di euro, per le altre emergenze, a partire da quella dei salari bassi. Del resto - chiude ironicamente l’ex ministro - abbiamo messo a fare il vicepremier due persone che non hanno mai lavorato un giorno…». —
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