Gazzetta di Modena

Modena

botta e risposta con salvini 

Calenda (Pd): «Ha paura se rifiuta il confronto»

Luca Gardinale
Calenda (Pd): «Ha paura se rifiuta il confronto»

L’ex ministro ieri in provincia per la sua candidatura alle Europee «Abbiamo messo vicepremier due persone che non hanno mai lavorato» 

3 MINUTI DI LETTURA







«Salvini non vuole perdere tempo con me? Beh, è un bel modo per dire “ho un po’ di strizza e preferirei evitare il confronto…». Carlo Calenda, ex ministro dello Sviluppo economico, oggi capolista Pd nella circoscrizione Nordest per le elezioni europee del 26 maggio, sorride e rilancia dopo il “no” del ministro dell’Interno a un confronto a Modena. Un botta e risposta a distanza - ma non troppa, visto che Salvini era in città, mentre Calenda era impegnato in un tour che ha toccato Carpi, Formigine, Nonantola e Mirandola insieme a Elisabetta Gualmini, anche lei capolista - andato in scena ieri tra i due big di Lega e Partito democratico. Così, se Salvini ha rifiutato la proposta di un faccia a faccia in piazza Matteotti arrivata in mattinata via Twitter da Calenda, il candidato alle europee ricorda che «il confronto è democrazia, e non capisco il bisogno di scappare davanti alla richiesta di un confronto civile». Salvini a parte, nel suo weekend modenese (questa mattina sarà in piazza Matteotti alle 11.30 con il segretario nazionale Nicola Zingaretti e il sindaco Gian Carlo Muzzarelli) Calenda ha ricordato un legame con la città «iniziato quando abitavo in via Rua Muro e lavoravo in Ferrari, il mio primo impiego, mentre mia moglie lavorava alle ceramiche Richetti». Un legame rimasto con una terra «abitata da gente seria, che fa poche chiacchiere e lavora, costruendo delle eccellenze di livello nazionale e internazionale». E a chi gli chiede la possibilità di un’Europa a trazione sovranista lo preoccupi, l’ex ministro dello Sviluppo economico replica facendo notare di essere «preoccupato più che altro per il futuro dell’Italia: il migliore dei sondaggi dà i sovranisti al 10%, quindi a Bruxelles non avranno poi tanto successo. Il problema è che molti di loro saranno italiani, e sono gli stessi che oggi governano un Paese che ha la finanzia fuori controllo e la crescita ferma a zero». Per quanto riguarda il futuro del Pd, Calenda ricorda che «il 4 marzo abbiamo preso un bello schiaffone, che forse ci ha insegnato a essere meno arroganti. Ora dobbiamo fare un grande lavoro per recuperare la rappresentanza: per farlo - incalza il capolista dem alle europee - non servono nuovi partiti o nuovi nomi, ma programmi di qualità e un fronte largo, che vada dai liberaldemocratici ai socialdemocratici, passando per i popolari». Per quanto riguarda le emergenze del nostro Paese, l’ex ministro ne indica tre: «Salari bassi, una scuola in piena emergenza e investimenti per la produzione. Sono questi i tre fronti sui cui bisogna lavorare, mentre il governo spende 750 euro per quaranta milioni di italiani per mandare in pensione un numero di persone compreso tra le 650mila e il milione. Insomma, tutti vogliono andare in pensione prima, ma in questo momento sarebbe stato meglio usare una cifra del genere, ovvero 28 miliardi di euro, per le altre emergenze, a partire da quella dei salari bassi. Del resto - chiude ironicamente l’ex ministro - abbiamo messo a fare il vicepremier due persone che non hanno mai lavorato un giorno…». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google