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Ragazza con il velo esclusa dalla palestra

F.D.
Ragazza con il velo esclusa dalla palestra

La 28enne italiana Khadija Tajeddine: «Gesto che non ha scusanti, ho chiesto spiegazioni ma non me le hanno date»

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MIRANDOLA. Khadija Tajeddine ha 28 anni, è in Italia dal novembre 1999, ha conseguito il diploma all’istituto “Luosi” di Mirandola, ha frequentato l’Università degli Studi di Bologna, dove si è laureata in Lingue e Letterature Straniere (triennale) e in Relazioni internazionali (magistrale). Khadija è cittadina italiana dal 2016, lavora come mediatrice culturale per una cooperativa molto attiva nella Bassa e da un po’ di tempo fa l’impiegata in uno studio di consulenze di Carpi. Nella sua vita ha anche fatto la hostess nelle fiere e attualmente ricopre anche l’incarico di presidente del Comitato mirandolese per la Pace. È una ragazza “occidentale”, indossa jeans, magliette, fa sport - quando riesce - e per ovvi motivi lavorativi conosce la Legge. Eppure, nonostante tutte le varie referenze acquisite sul campo, Khadija è stata allontanata da una palestra di San Giacomo Roncole perché indossa il velo che gli copre la nuca.

È accaduto il 26 aprile quando si era fermata, di rientro dal lavoro, per ratificare l’iscrizione dopo che il fratello, che frequenta un altro centro fitness di Mirandola, era andato a prendere informazioni sui costi.

«Indossavo jeans e un maglioncino - spiega Khadija ancora sbalordita per il trattamento ricevuto - Ho chiesto di poter frequentare la palestra, ma mi è stato domandato più volte se vedevo dei Batman o delle suore. L’interlocutore non ha mai fatto chiaramente cenno alla discriminazione razziale ma continuava a pormi quei quesiti che sono inevitabilmente collegati al velo che indosso. Gli ho chiesto spiegazioni, ho anche insinuato potessero esserci problemi di sicurezza, magari il velo si sarebbe potuto impigliare nei macchinari ma a fronte delle domande non arrivavano risposte. Ero talmente sbalordita che ho addirittura ringraziato quando sono uscita».

Nella surreale conversazioni le è stato anche domandato se fosse intenzionata ad indossare una tuta. «Certo, come tutte le volte che vado a fare jogging e avrei cambiato anche il copricapo, usandone uno adatto all’attività fisica e sportiva - aggiunge la dottoressa 28enne - Conosco bene le leggi italiane, ne ho grande rispetto e credo di avere tutto il diritto di poter frequentare una palestra salvo non mi vengano date informazioni diverse. Io giro a testa alta, ma questa è una vicenda di dignità. Mi fossi tuffata in piscina vestita o fossi entrata nella palestra con il viso tutto coperto allora capirei, ma non è così. Mio padre, nei primi difficili anni, insegnava a me e mio fratello ad accettare anche qualche sopruso perché eravamo ospiti, ma adesso no: io sono italiana, mi sento italiana e vivo da italiana. Sentirmi discriminata perché indosso un velo non posso accettarlo. Sono abituata a sentirmi osservata, ma volevo soltanto ritrovare un po’ di forma fisica in vista dell’estate». E Khadija riesce anche a stemperare, con una battuta, una situazione che ha già trovato censure e critiche da parte del Comune. —

F.D.

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