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Rivive la strada dei pellegrini per restaurare il “Carmine”

Saverio Cioce
Rivive la strada dei pellegrini per restaurare il “Carmine”

Confraternita di S.Bartolomeo  al centro del progetto che unisce più Comuni e l’associazione  Via Romea Nonantolana Canonica chiusa da 30 anni

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Trent’anni fa per la canonica della chiesa del Carmine partì la richiesta di inagibilità per ottenere l’esenzione dalle imposte e per evitare di mettere a rischio una struttura carica di troppi anni e di scarsa manutenzione. Ma oggi una convergenza di interessi religiosi, storici e di recupera dell’identità culturale del paese potrebbe rilanciare tutta l’area.

Da una decina d’anni la Confraternita di S.Bartolomeo ha preso a cuore la sorte dell’antico edificio religioso, un tempo rigoglioso centro di attività ma oggi sede solo di qualche messa annuale.

Così, grazie anche al progetto di recupero delle strade dei pellegrini diretti a Roma, anche l’associazione Via Romea - Nonantolana è scesa in campo con varie iniziative. E il Comune di Spilamberto ha preso la palla al balzo, sponsorizzando prima una visita all’edificio religioso e una rievocazione medioevale, poi prendendo un contatto diretto con la Confraternita, abbozzando la ristrutturazione del vicino ex Lavatoio. L’obbiettivo finale? Tenere tutto insieme, trasformando la canonica in una sorta di ostello, sull’esempio dell’antico Hospitale di S.Bartolomeo, per i camminatori che oggi sono sempre più numerosi e che con lo zaino in spalla ripercorrono strade antiche, mai dimenticate.

Nel Medioevo erano i pellegrini con il bastone, diretti a Roma, assieme a pastori, greggi e viandanti, che trovavano da Nonantola a Montese un tetto e una zuppa in ogni centro borgata, lungo i territori religiosamente colonizzati dall’espansione benedettina.

Il primo documento che riconosce la presenza di un hospes, un “Ospitale” a Spilamberto, è un atto del vescovo di Modena del 1162. Da allora a oggi strade asfaltate e mezzi a motore hanno trasformato il paesaggio ma non si è spento il desiderio di usare le gambe per spostarsi lungo i fiumi e attraversare l’Appennino, magari con zaino e telefonino al posto della bisaccia. Per pellegrini e camminatori l’ospitalità è ai primi passi.

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