“Passalaparola”, studenti a scuola dagli scrittori
I giovani hanno incontrato autori, giornalisti e poeti in piazza e alla Delfini Tra gli appuntamenti più riusciti quello con il premio Strega Guido Sgardoli
«Perché scegliere una pietra come protagonista?». «È difficile tessere la trama di un libro?». «Ha già in mente il finale quando inizia a scrivere?». Alla biblioteca Delfini ieri i ruoli si sono capovolti con il festival Passalaparola. I giovani hanno interrogato gli autori. Hanno curiosato sulle origini e le scelte dei personaggi. Hanno discusso di emozioni e disobbedienze. Hanno stupito insegnanti, genitori e gli stessi scrittori con cui hanno dialogato. «Hanno letto i libri per il piacere di leggere – ha ammesso con soddisfazione Elisa Busa, insegnante della scuola media Calvino – e si sono appassionati dei testi, li hanno discussi e amati. Sono stati davvero molto bravi». Lei e la collega Paola Ognibene hanno seguito le studentesse e gli studenti componenti della giuria al premio Strega. Il premiato Guido Sgardoli era con loro ieri alla sala congressi della Delfini. Le domande prima, la foto ricordo poi hanno rappresentato per le docenti una soddisfazione in più. «Alcune alunne scrivono davvero bene – ha ripreso Busa – e spero che qualcuno di loro diventi giornalista o scrittore». Grandi speranze son aleggiate nel corso degli incontri sin dal pomeriggio. «I libri nascono da una scintilla che fa divampare un incendio», ha garantito Luigi Garlando, scrittore e firma della Gazzetta dello Sport, sempre in sala congressi. L’autore della Rosea ha dato ai giovani il consiglio di «restare sempre in ascolto, guardare bene e ascoltare bene perché tutto può suggerire una storia o un personaggio». Altro suggerimento utile è il dono della semplicità: «non è facile, ma bisogna lavorare tanto per essere sempre migliori». I consigli più coinvolgenti e meno diretti sono esplosi nella biblioteca dei ragazzi. L’animatrice del festival Sara Tarabusi e lo scrittore-illustratore Sergio Ruzzier hanno suscitato emozioni in bambine e bambini dai 3 ai 7 anni. Li hanno fatti ridere, li hanno sorpresi, hanno mostrato qualità come l’amicizia e rischi come la furbizia con personaggi animaleschi, dialoghi teatrali e tanti suoni buffi. La riflessione è tornata nella sala congressi con gli scrittori Daniele Aristarco e Andrea Franzoso… e gli studenti che li hanno interrogati. «Perché è necessario essere disobbedienti oggi? Qual è la disobbedienza positiva?», ha domandato Giulia Setti, studentessa del liceo Sigonio. «La disobbedienza non è un capriccio – ha risposto Franzoso – ma indica la capacità di avere un senso critico. L’obbedienza ha in sé la parola “ascolto”, la disobbedienza indica il non ascoltare, “essere no”, “fare no”. Questa è la disobbedienza che piace e fa riflettere». «Il mondo è un posto bellissimo in cui nascere se non t’importa che la felicità non sia sempre così divertente», ha declamato la compagna Agnese Fadini. La studentessa ha citato il poeta Lawrence Ferlinghetti, invitando Aristarco a rispondere sulle speranze che i giovani dovrebbero riporre nel futuro. «State attenti a chi vi dà formule già pronte – la risposta dell’autore – perché vuol dire che sa già quello che vuole da voi. Le grandi novità verranno da voi, non da noi». «I miei lettori sono esseri umani – ha concluso Sgardoli – e sono persone complesse come un adulto pur se giovani, quindi non vanno sottovalutati». —
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