Don Mattia torna a salvare i migranti Chiesa e Diocesi divise sulla missione
Il vescovo di Modena Erio Castellucci: «L’ho autorizzato io: senza il mio consenso ha detto che non sarebbe partito»
Don Mattia Ferrari è rientrato, nel pomeriggio di ieri, sulla Mar Jonio ancorata a Lampedusa. Nella tarda serata di ieri, o al più tardi questa mattina, la nave del progetto “Mediterranea” è tornata in acqua per completare la missione interrotta per motivi meteorologici. Lo stesso don Mattia, contattato ieri pomeriggio, ha confermato di aver raggiunto nuovamente Lampedusa, dopo la puntata a Milano dove è stato ospite della trasmissione televisiva di Rai Uno “Che tempo che fa”: la nave dovrebbe restare nel Mediterraneo fino a giovedì, massimo venerdì, anche se la certezza naturalmente non c’è, soprattutto in caso di possibile salvataggio di persone che si trovassero in condizioni di difficoltà in mare. Il giovane sacerdote modenese, appena 25enne, è stato aggregato alla missione di Mediterranea grazie alla richiesta della stessa associazione di avere a bordo della Mar Jonio un sacerdote. Scelta condivisa sia con mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo competente per territorialità sulla nave, con don Gianni De Robertis, direttore generale di fondazione Migrantes della Cei e, naturalmente, anche con l’arcivescovo di Modena-Nonantola, mons. Erio Castellucci. Lo stesso don Erio ha confermato di aver concesso l’autorizzazione a don Mattia («se gli avessi negato il permesso di partire non sarebbe andato» ha spiegato). L’arcivescovo, con ogni probabilità, affiderà il suo commento nei prossimi giorni a un comunicato per non dare adito a fraintendimenti e per dare una risposta che possa toccare i vari termini della questione. Come noto, infatti, don Ferrari è stato fatto oggetto (proprio a causa delle interviste rilasciate alla Gazzetta di Modena e a poche altre testate, tra cui Avvenire) di commenti sui social non solo oppositivi ma non di rado di veri e propri insulti gratuiti. Anche da parte del mondo cattolico sono arrivate voci dissonanti e in disaccordo con la scelta del sacerdote che, lo ricordiamo, ha detto di essere partito per fornire un supporto sia spirituale che umano alle persone a bordo della nave e agli eventuali migranti salvati. Ma, appunto, alcune realtà del cattolicesimo sono intervenute con toni critici. Tra questi, ad esempio, il giornale online “La nuova bussola quotidiana” che ha pubblicato un articolo dal titolo emblematico “Prete su nave ong, segno di una Chiesa ideologica”, articolo condiviso, tra gli altri, dal vaticanista Aldo Maria Valli. Queste polemiche, per altro, rientrano anche nel filone (presente nella Chiesa anche modenese, in modo più o meno carsico) delle critiche nei confronti di papa Francesco che sui migranti, e più in generale contro la cultura dello scarto delle persone più fragili e deboli, si è più volte espresso. Tra le voci più o meno esplicitamente contrarie, ne emerge una favorevole. L’Azione Cattolica di Modena, don Mattia è assistente diocesano Acr oltre a essere cappellano a Nonantola, ha espresso la sua vicinanza con il sacerdote: «Questa esperienza – scrive tra l’altro il consiglio diocesano dell’Ac di Modena - non è una scelta improvvisata, ma si colloca all’interno di un percorso di formazione che il giovane assistente Acr sta vivendo, approvato e accompagnato dai vescovi. Ne siamo orgogliosi e crediamo che aiuti tutti noi a riflettere e a vivere sempre più alla sequela del Signore e alla luce del Vangelo. Noi cristiani riceviamo, all’interno delle nostre comunità, un ricco nutrimento spirituale, che siamo chiamati a tradurre in scelte e gesti concreti di amore per i fratelli, in particolare di vicinanza e sostegno ai più piccoli, agli ultimi, come dice il Vangelo. Accompagniamo con la preghiera e fraterna ammirazione don Mattia». —
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