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l’inchiesta 

Più blitz dei militari al palazzo della Pieve

S.A.
Più blitz dei militari al palazzo della Pieve

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I riflettori si accendono nuovamente sul Carpigate.

L’ex vicesindaco e assessore Simone Morelli, ieri mattina, è stato ascoltato dal pubblico ministero in Procura a Modena. Si tratta di un interrogatorio di garanzia, su richiesta dell’indagato, presentata una volta ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini a suo carico. Una facoltà che può esercitare entro 20 giorni dal ricevimento dall’avviso, tramite l’interrogatorio che viene fissato nelle settimane seguenti. E si è svolto proprio ieri mattina l’interrogatorio.

Morelli ha ricevuto l’avviso di conclusione indagini per l’accusa di tentata diffamazione e tentata concussione. La Procura ha presentato la richiesta di rinvio a giudizio anche per altri indagati: per Simone Ramella, titolare della ditta PartLab, con l’accusa di frode nelle pubbliche amministrazioni; per Davide Langianni di Arpalice, società che si era aggiudicata l’organizzazione del Capodanno, cancellato pochi giorni prima dell’iniziativa, con l’accusa di falso commesso da privato in atti pubblici. Richiesta di rinvio a giudizio anche per l’esponente leghista Stefano Soranna, per tentata diffamazione.

L’avvocato di Simone Morelli, Giovanni Gibertini, interpellato telefonicamente dalla Gazzetta, risponde con un no comment rispetto all’interrogatorio di garanzia del suo assistito.

Spunta, inoltre, un altro dettaglio rispetto a uno dei 22 indagati dell’inchiesta “Mangiafuoco”, condotta dai carabinieri della Compagnia di Carpi. Il dirigente del settore Cultura Diego Tartari, ora sospeso, sta per chiedere un sostanzioso risarcimento al Comune. A suo carico la commissione di garanzia disposta dal sindaco Alberto Bellelli ha stabilito una sospensione dell’incarico per una durata totale di cinque mesi. Incarico che sarebbe scaduto con la legislatura che si interromperà con le elezioni amministrative del 26 maggio. Le accuse che la procura indirizzava all’architetto erano di tentata truffa, voto di scambio e turbativa d’asta. Tra gli episodi in cui era finito il nome di Tartari, c’è un contributo per una notte bianca dell’8 settembre scorso. Altra accusa costata l’iscrizione nel registro degli indagati per turbativa d’asta è relativa al concerto di Capodanno, annullato tre giorni prima per mancanza di uno dei requisiti chiesti al vincitore. Tartari attende la decisione del Gip sulla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura. Ma sta già preparando una causa di risarcimento danni: c’è chi ha parlato della cifra di un milione di euro, somma, però, smentita dal suo legale. Si parla, però, di un importo sostanzioso.

Il Comune ha deciso, poi, di non opporsi alle richieste di archiviazione di Tartari e di altri indagati. «L’amministrazione ha deciso di essere coerente con il rapporto di collaborazione e fiducia nella Procura - spiega l’avvocato Luca Scaglione, legale dell’ente pubblico - Rispetta, pertanto, anche questa attività giudiziaria». —

S.A.

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