“Cuore stanco”, 7.200 casi Ora un percorso diagnostico
Lo scompenso cardiaco cronico colpisce soprattutto gli ultra 65enni Difficoltà nella diagnosi. Il dottor Gelati: «Così facilitiamo la vita del paziente»
Una sindrome clinica poco nota, ma di cui soffrono nel Modenese 7.200 persone: è lo scompenso cardiaco cronico (Scc). Colpisce soprattutto gli ultra 65enni, uomini e donne in egual misura, e in questa fascia d’età è la prima causa di ricovero. In Italia sono oltre un milione le persone colpite da Scc e il 50 per cento muore entro 5 anni dalla diagnosi. In un contesto del genere, una delle problematiche principali per le persone malate, che spesso soffrono anche di altre patologie, è la mancanza di un percorso ad hoc che le accompagni. A Modena l’Ausl ha predisposto un Percorso diagnostico terapeutico assistenziale per chi soffre di Scc. Il coordinatore è il dottor Luca Gelati: «Le malattie più note, tipo l’infarto o le aritmie, in realtà hanno come complicazione nella vita di tutti i giorni lo Scc». I sintomi sono una maggiore stanchezza, gonfiore alle caviglie e respiro corto: «Molti non hanno la consapevolezza della malattia, non sanno che, dopo l’infarto o dopo aver risolto l’aritmia, rimane questa incapacità del cuore di pompare sangue adeguatamente».
E, invece, per la speranza di vita è fondamentale seguire un iter adeguato: «L’obiettivo del percorso terapeutico è proprio quello di facilitare tutti i controlli successivi. Vogliamo impedire il fai da te. Ad esempio quando viene richiesto un esame specifico (elettrocardiogramma, visita cardiologica, ecocuore) si prende appuntamento al Cpu. Con il Percorso, invece, viene già proposto, in base al livello di gravità, di venire a fare accertamenti in date cadenzate. E in più noi facciamo chiamate attive, nel caso in cui qualcuno si dimentichi dell’appuntamento».
Sono i numeri a certificare l’importanza del Percorso diagnostico: «Sono oltre settemila i pazienti in trattamento, 931 nuovi casi ogni anno. Si deve sottolineare che la traiettoria di malattia di queste persone è infausta, perché spesso presentano anche altre malattie come diabete e broncopneumopatia cronica ostruttiva. Ecco perché il progetto nasce all’interno di un progetto di multicronicità, rispettando il tempo di vita delle persone: se presentano altre patologie li facciamo venire una volta sola per tutti gli esami. Così facendo evitiamo che vadano più spesso al pronto soccorso e soprattutto le ricoveriamo meno».
Il dottor Gelati è il coordinatore del Percorso, mentre i responsabili clinici sono i professori Giuseppe Boriani e Stefano Cappelli: «C’è stata la collaborazione degli operatori di Ausl, Azienda ospedaliera Universitaria e Nuovo ospedale di Sassuolo. In più sono stati coinvolti sia operatori degli ospedali sia del territorio, quindi con la importante partecipazione dei medici di Medicina generale. Così facendo quando il paziente è stabile e ha bisogno di controlli rimane in carico al medico con l’infermiere nelle case della salute o nei nuclei di cure primarie. In caso di peggioramento c’è l’opportunità di accedere rapidamente ai servizi ospedalieri di Cardiologia: ovvero agli ambulatori dello Scc in provincia di Modena che sono negli ospedali di Carpi, Policlinico, Baggiovara e Sassuolo».
Il Percorso è stato realizzato grazie al contributo dei pazienti stessi: «Abbiamo fatto degli incontri e dei focus group con le persone malate per sapere dove hanno trovato difficoltà. La richiesta principale è stata quella di spostarsi il meno possibile per le visite».
A maggio, inoltre, partirà la formazione: «Parteciperanno 100 tra infermieri e medici: si comincia0 da Montefiorino, Spilamberto, Guiglia, Pieve, Fanano, Finale, Cavezzo, Novi Rovereto, Castelfranco e Bomporto». —
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