Peculato: chiesti 2 anni e 8 mesi per Aimi
La Procura lo ritiene colpevole di aver ottenuto rimborsi fasulli per 96mila euro quando era consigliere tra il 2009 e il 2011
Chiesti due anni e otto mesi di carcere per peculato nei confronti di Enrico Aimi di Forza Italia, oggi senatore ma all’epoca dei fatti contestati - tra il 2009 e il 2011- consigliere regionale. È l’esito della requisitoria della Procura di Bologna per il caso “Spese pazze in Regione”: il processo in questione è quello che riguarda il gruppo consiliare di Forza Italia in Assemblea regionale. Aimi, che a processo si è difeso con una mole ingente di materiale documentario e alcune testimonianze, era inizialmente accusato di aver intascato 96mila euro attraverso rimborsi fasulli per cene, viaggi e incontri che non sarebbero documentati da ricevute. Anche ieri, tramite il suo difensore, si è dichiarato innocente: sostiene di aver chiesto ciò che gli spettava per le spese di incontri e riunioni politiche.
In generale, con due richieste di assoluzione e dieci di condanna, con pene dai 2 anni e 2 mesi a 4 anni si è conclusa così la requisitoria della pm Antonella Scandellari, davanti al giudice del Tribunale di Bologna Stefano Scati, nei confronti dei 12 ex consiglieri regionali del Pdl accusati di peculato e finiti a processo per le spese messe a rimborso del gruppo. Tra i politici per i quali la pm ha chiesto l'assoluzione c'è Galeazzo Bignami, attuale deputato di Forza Italia, mentre per un'altro parlamentare azzurro, come detto il senatore Enrico Aimi, l'accusa ha chiesto una condanna a 2 anni e 8 mesi. Alcuni degli imputati rispondono per i rimborsi del gruppo Pdl tra il 2010 e il 2011, altri erano nei gruppi di Fi e An nella legislatura precedente e le spese finite sotto osservazione riguardano il periodo dall'inizio del 2009 al maggio del 2010. La pm durante il suo intervento ha sottolineato come le spese contestate inizialmente agli ex consiglieri si sono comunque ridotte.
Nella sua requisitoria la pm Scandellari non è entrata nel dettaglio delle cifre contestate ai singoli imputati, spiegando che entro il 20 maggio depositerà una memoria in cui riporterà tutte le spese per cui ha deciso di chiedere la condanna per gli ex consiglieri.
La Scandellari si è soffermata anche sul comportamento di alcuni testimoni che avrebbero fatto «dichiarazioni false» e ha sollecitato «la trasmissione degli atti in Procura perché proceda per falsa testimonianza».
Sempre Aimi un anno fa è stato condannato in appello dalla Corte dei Conti per “spese pazze” risultate non giustificate: dovrà rimborsare 17mila euro. In realtà l’importo contestato e del quale si richiedeva la restituzione, era di 20.970, ma in fase di condanna in primo grado è subentrato uno sconto del 15%. La somma riguarda il periodo che va dal dicembre 2011 al giugno 2012 ed è oggetto anche di una delle tranche d’indagine dell’inchiesta sulle cosiddette “spese pazze in Regione” condotta dalla Procura di Bologna per le quali Aimi è sotto processo. —
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