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Dall’invito a Curcio all’ironia sulla West Nile, i passi falsi del direttore che non piace ai sindacati

Luca Gardinale
Dall’invito a Curcio all’ironia sulla West Nile, i passi falsi del direttore che non piace ai sindacati

Annicchiarico in 4 anni è finito sotto i riflettori per diversi casi spinosi Nell’ottobre del 2018 scioperi e proteste per l’assegnazione dei premi 

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i suoi quattro anni



L’autunno nero è stato quello del 2018, anche se qualche avvisaglia c’era stata già nell’ottobre 2015, a sette mesi dal suo insediamento. Perché i quattro anni del mandato di Massimo Annicchiarico, il 61enne tarantino fino a ieri direttore generale dell’Ausl di Modena, sono stati costellati da diversi episodi che lo hanno portato a rompere con i sindacati, con i dipendenti e con la politica, che di conseguenza ha avviato il pressing per arrivare alle dimissioni forzate. La prima polemica è scoppiata nell’autunno del 2015, quando l’Ausl, all’interno della Settimana della salute mentale, decise di organizzare un incontro con l’ex brigatista rosso Renato Curcio, invitato a presentare il suo libro a Modena: un appuntamento che suscitò diverse perplessità anche nel centrosinistra modenese, tanto da portare il presidente della Regione Stefano Bonaccini a scendere in campo di persona per chiedere ad Annicchiarico (da lui nominato il 1 marzo dello stesso anno) di annullare l’incontro, facendo notare che «della presenza di Curcio non si sentiva alcun bisogno». Un caso ricomposto abbastanza in fretta, mentre molto più complessa è stata la gestione del rapporto tra il numero uno dell’Azienda sanitaria e i sindacati: un rapporto mai decollato, anche se la situazione è esplosa definitivamente nell’ottobre 2018, quando il dg ha deciso di cambiare le modalità per il pagamento dei premi di produttività per il personale. In sostanza, oltre seimila dipendenti (dai tecnici agli infermieri) si sono visti decurtare lo stipendio di una cifra compresa tra 100 e 150 euro con la motivazione che da quel momento i premi di produttività sarebbero stati assegnati per meriti individuali (cosa che avviene per i dirigenti) e non più per i risultati conseguiti dall’intero comparto. Una scelta che ha portato a una rottura fragorosa con i sindacati -che tre mesi prima avevano siglato un accordo proprio sui premi - con presidi e sit-in davanti agli ospedali e alla Prefettura, portando anche in questo caso la Regione a scendere in campo per risolvere la situazione e annunciare dopo un mese di polemiche l’accordo per il pagamento dei premi arretrati. Ma quello del 2018 è stato un autunno da dimenticare per il dg: al momento della deflagrazione del caso-premi di produttività, si era appena smorzata la polemica per il “post” su Facebook con cui Annicchiarico aveva ironizzato sul virus West Nile, che proprio in quelle settimane aveva causato quattro decessi nel modenese, senza che l’Ausl ne avesse dato notizi. Un messaggio in cui, parlando dalla sua pagina personale, il dg citava una canzone di Enzo Jannacci, ironizzando sull’emergenza e accusando «i cari colleghi del servizio sanitario» di «avere ammorbato il mondo con questa storia delle zanzare per quattro mesi tutti i giorni... ». Un “post” che ha scatenato una bufera con diverse richieste di dimissioni, portando quindi il dg a parlare di «ironia non riuscita» e l’assessore Venturi (ancora lui…) a censurare il suo intervento, definendolo «inopportuno». Archiviato l’autunno nero, la nuova polemica è scoppiata due mesi fa, quando è emerso che il nome di Annicchiarico figura tra gli iscritti alla massoneria: un fatto smentito dal dg stesso, ma che in Regione (sempre Bonaccini e Venturi…) non è stato preso benissimo. —



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