«La città paga un prezzo alto Si sono persi quattro anni»
«Il sindaco dimostra di non avere colto la gravità degli errori Il disastro è davvero palese Il re adesso è nudo»
«Diversi mesi fa la nostra Associazione anticipò quello che i giornali hanno riportato con rilievo: il progetto architettonico di Gae Aulenti per il Sant’Agostino deve essere accantonato». Comincia così la posizione degli Amici del Sant’Agostino, da sempre in prima linea sul pèrogetto: «Di ciò non c’è da rallegrarsi, se non del fatto che la Soprintendenza ha tutelato valori storici e architettonici nell’autonomo esercizio della sua funzione istituzionale. Si è così evitato che importanti parti dell’edificio – le più antiche – venissero distrutte. Ma il prezzo pagato dalla città è molto elevato. Questa battaglia ha tenuto bloccato il progetto e, dopo il ricorso al TAR, ha fatto perdere quattro anni in percorsi istituzionali controversi. L’approvazione, poco meno di un anno fa, di una variante urbanistica e di una variante al Poc di cui avevamo più volte denunciato l’implausibilità è stata sostenuta, contro ogni evidenza, in assenza proprio dell’elemento fondamentale: un progetto architettonico validato dalla Soprintendenza».
Obiettivo è anche il sindaco Muzzarelli: «Il sindaco ancora insiste a scagliarsi contro “una minoranza di imbalsamatori e di burocrazie ministeriali”, dimostrando di non avere colto la gravità degli errori e difendendosi in modo scomposto, ancora adesso che il disastro è palese e il re è nudo. Ora si farà punto e a capo e, in costruttivo rapporto con la Soprintendenza, si potrà giungere nel minor tempo possibile al termine del processo di costruzione del progetto Sant’Agostino, avviato nel 2007. Intanto si potrebbe iniziare con i restauri della parte dell’edificio su via Berengario. Questi interventi non hanno mai presentato problemi e potrebbero essere stati realizzati molto tempo fa procedendo, come pareva logico, per stralci. Ma questo non faceva gioco e così si è preferito mantenere la granitica compattezza dell’intero blocco, per maggiore forza “contrattuale”. Se idee, finalità e intenzioni sono chiare, se non si sdegnano i contributi anche critici del mondo culturale, è possibile ora dare con speditezza un nuovo progetto ai modenesi per rilanciare la cultura a Modena con quello sguardo ampio necessario a sostenere i grandi progetti. Cosa di cui questa Amministrazione si è dimostrata incapace». —
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