Precipita dal tetto alla Cisa, muore operaio
Il 46enne Amer Ruini stava eseguendo lavori a dieci metri di altezza quando ha ceduto un pannello. Aperta un’indagine
MARANELLO. Si trovava sul tetto dello stabilimento Cisa Cerdisa (Gruppo Richetti) di Maranello, in via Trebbo 109 e doveva eseguire alcuni interventi in quota. Ma alle 9.30 l’ennesima tragedia sul lavoro si è concretizzata nel capannone tra i reparti che ospitano la smalteria e i forni. Amer Ruini, 46 anni, residente a Cerredolo di Toano (Reggio), manutentore meccanico della Tecnosolar di Sassuolo, è precipitato dall’altezza di circa dieci metri, sbattendo violentemente al suolo a pochi passi da alcuni operai ceramici in quel momento in pausa caffè. Spetterà alla Medicina del Lavoro dell’Ausl, insieme ai carabinieri di Maranello, effettuare tutti gli accertamenti necessari per definire le cause della morte con dovizia di particolari, ma nel frattempo è stato aperta un’indagine che passerà anche attraverso l’esame autoptico visto che la salma del 46enne è stata trasferita dalle onoranze funebri Silingardi all’istituto di Medicina legale del Policlinico di Modena a disposizione del magistrato di turno.
In via Trebbo, tra decine di camion che ogni giorno raggiungono lo stabilimento ceramico per consegne e ritiri, sono arrivate rapidamente due ambulanze, contattate dai testimoni oculari. Ma il lavoro dei sanitari del 118 di Modena e Fiorano è stato pressoché inutile ed è servito soltanto per constatare il decesso dell’operatore.
Intorno alle 10 è arrivata al Gruppo Ceramiche Richetti anche una pattuglia dei carabinieri di Maranello, seguita neppure un’ora dopo da altri due colleghi che hanno raccolto testimonianze e i primi riscontri sulle modalità di accesso in azienda e le comunicazioni tra la ditta esterna e il Gruppo Richetti. Ma è stata soprattutto la Medicina del Lavoro ad eseguire gli accertamenti utili a definire la dinamica esatta dell’incidente mortale. I tecnici, potendo operare in una zona dell’imponente stabile poco frequentato dai mezzi di lavoro, sono potuti anche salire sulla copertura ed accertare quali fossero le misure di sicurezza adottate in quel momento da Ruini e da chi si trovava con lui. Sui lavori in quota la normativa è infatti particolarmente stringente e impone quantomeno l’imbragatura fissata ad un filo salvavita. Ma qualcosa nella procedura di sicurezza non ha funzionato e il cedimento improvviso del pannello traslucido su cui si trovava l’addetto non gli ha permesso di trovare un ultimo, disperato appiglio.
In ceramica c’è poca voglia di commentare: gli amministratori del Gruppo Richetti hanno scelto il silenzio alla pari del responsabile interno della sicurezza che si è però rapportato con gli inquirenti. E la stessa strategia è stata adottata anche alla Tecnosolar di Sassuolo, che ha una sede operativa in via Stoccolma e dove nessuno ha voluto parlare del manutentore meccanico. —
F.D.
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