Bruciata l’auto di un sindacalista Si Cobas
Il rogo è doloso. La vittima è impegnata nella lunga vertenza all’Italpizza. «Queste minacce non ci piegheranno»
Bruciata nel cuore della notte l’auto di proprietà di un delegato Si Cobas presso l’Italpizza, lo stabilimento dove da mesi è in atto un dura vertenza. L’incendio è con ogni probabilità doloso e sono in corso indagini da parte dei carabinieri. In base a quanto hanno potuto constatare i vigili del fuoco arrivati sul posto per circoscrivere le fiamme e impedire che potessero danneggiare lo stabile attiguo, quello dove abita il sindacalista con la moglie incinta di nove mesi, il rogo è partito da un pneumatico posteriore. Ad andare completamente distrutta infatti è stato dapprima il retro della Volvo station vagon, vecchio modello diesel. Se si fosse trattato, come spesso accade, di un cortocircuito, allora è facile che il rogo inizi dalla parte anteriore del mezzo, sia da fermo che in movimento. Anche il surriscaldamento della marmitta catalitica può fare da innesco, ma è una ipotesi che però non ha trovato riscontri , tracce specifiche. In questo caso il pneumatico completamente fuso è una circostanza che non sfuggirà certo ai militari dell’Arma, sul posto pure loro per accertamenti e iniziare con le indagini. C’è anche chi afferma che nei pressi dell’auto siano stati trovati cocci di bottiglia, il che farebbe presumere al lancio di una molotov. Pare ci sia anche un testimone, qualcuno del vicinato o un passante che, nonostante l’orario (le tre del mattino) dovrebbe aver visto che il rogo era partito dalla parte posteriore, dapprima con una piccola fiammella. Sulla vicenda interviene il responsabile modenese Si Cobas, Marcello Pini: «Non è la prima volta che riceviamo minacce e intimidazioni di questo tipo. Poco più di un mese fa è stata bruciata l’auto di un coordinatore di Bologna. Per ora non abbiamo ancora altri elementi aggiuntivi se non che questo delegato ha ricevuto una denuncia e per questo ci siamo recati in questura mentre altri lavoratori e lavoratrici Italpizza sono nelle varie questure e caserme della provincia per ritirare pure loro delle denunce, almeno una trentina». «Tutte queste pressioni - afferma Pini - non serviranno a fermare la lotta, a intimidirci. Questo non è mai successo. Anche perché fra pochi giorni abbiamo l’incontro a Roma con il sottosegretario Cominardi per vedere quel è il punto di vista del governo e che cosa potrà fare il governo per sbloccare la situazione Le denunce che stiamo ricevendo sono per manifestazione non autorizzata quando in realtà si tratta di scioperi comunicati tutti tramite posta certificata e per quello che loro definiscono “violenza privata”, che sarebbe la pratica non violenta di sedersi davanti ai cancelli per il blocco delle merci. È una pratica non violenta, la stessa, per dire che usava Gandhi. Che una pratica del genere venga definita una violenza è una cosa che non sta né in cielo né in terra specialmente alla luce di quello che succede realmente, cioè incendi alle macchine e intimidazioni continue da parte di ignoti». —
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