Lo scambio elettorale non c’è mai stato Archiviate le accuse a Morelli e Cavina
Cade anche la turbativa d’asta. Ancora in piedi l’inchiesta su dehors e dossieraggio: oggi l’interrogatorio di Soranna
Mentre oggi si procede all’ultimo interrogatorio degli indagati, quello del leghista Stefano Soranna (è accusato di tentata diffamazione con l’ex assessore Simone Morelli), l’inchiesta-scandalo di Carpi si chiude con l’archiviazione decisa dal gip Eleonora Pirillo per tutte le ipotesi di reato più gravi: non c’è stato scambio di voto elettorale, come non c’è mai stata una turbativa d’asta. Restano invece da definire, dopo questi interrogatori condotti dal pm Claudia Natalini, le ipotesi di reato più blande: la tentata concussione di Morelli per i dehors in piazza, la frode in pubblica fornitura per Ramella, la falsa dichiarazione di partecipazione a manifestazione di pubblico interesse (il pre-bando di gara) e appunto la tentata diffamazione per il dossieraggio contro il sindaco Bellelli. Per queste accuse, la Procura dovrà decidere se chiedere rinvii a giudizio dei quattro indagati oppure se anche in questo caso proporre un’archiviazione. Resta il fatto che la parte maggiore dell’inchiesta si è risolta in un nulla di fatto: le ipotesi di reato si sono rivelate inconsistenti e non provate, come si legge nelle conclusioni per l’archiviazione.
Innanzitutto, vediamo cosa è stato archiviato il 7 maggio. L’accusa di turbativa d’asta si basava sull’ipotesi di un concorso tra l’assessore Morelli, Ramella della società Part Lab, il dirigente Diego Tartari e altri. In realtà, alla fine dell’indagine, la Procura ha scoperto che, se da un lato il contratto tra Part Lab e Fujioko esisteva ed è anche stato trovato durante i sequestri, dall’altro la sospetta ristrettezza dei tempi era in realtà una situazione di necessità dovuta ai tempi di copertura finanziaria. Infine, il fatto che Morelli abbia informato “i ragazzi” sul bando e su come partecipare non ha interesse penale.
Simile la conclusione per il presunto scandalo del finanziamento pubblico che Morelli ha offerto al vescovo Francesco Cavina per lo spettacolo delle “fontane danzanti” dell’8 dicembre. Includeva davvero una promessa di voto di scambio elettorale? Al netto di tutte le chiacchiere scaturite, la risposta della Procura è no. «Il vicesindaco Morelli - si legge - ha senza dubbio cercato di ingraziarsi la Curia per propri fini elettorali ma non risulta che il vescovo o il suo entourage abbiano mai esplicitamente assicurato i propri voti o di quelli di persone a loro vicine». Oltretutto è insensato pensare a un voto di scambio quando poi Morelli non si è neppure candidato.
Sul bando per il concerto del Veglione di Capodanno, dalle intercettazioni iniziali sembrava che l’aggiudicazione ad Arpalice di Langella fosse cosa fatta. Si parlava dei 40mila euro per il concerto dei Maneskin e del rapper Tedua. Si discute di Langella e dei documenti che presenta al “pre-bando” che costituirebbero una sorta di truffa. Ma poi la montagna partorisce un topolino. Langella ha presentato un solo documento sbagliato per quello che riguarda un aspetto fondamentale dei requisiti di gara (ed è la parte oggi ancora aperta) ma questo requisito sbagliato, scrive il pm, «parrebbe frutto di un errore materiale». Per questa faccenda però Tartari è stato sospeso da dirigente dopo aver subito un procedimento disciplinare. «È tuttavia impossibile dimostrare - si legge nella richiesta di archiviazione, approvata dal gip - che si sia trattato di un “errore voluto” finalizzato ad aggiudicare il bando a quello che pareva il vincitore “in pectore”: Arpalice , sponsorizzata dal vicesindaco Morelli». È vero che Morelli stravedeva per Arpalice, ma «non è possibile dimostrare che tale “preferenza” si sia tradotta in atti che abbiano obiettivamente turbato l’andamento della gara che pare essersi svolta regolarmente».
E allora cosa resta di questo scandalo di palazzo con tutti i suoi misteri e le mezze voci? Restano solo i quattro punti al centro della parte ancora viva dell’inchiesta e che forse già oggi si chiuderà con le dichiarazioni di Stefano Soranna sulla vicenda del tentativo di diffamazione depistante nella quale è stato coinvolto come tramite (era una sorta di corriere tra altre persone). L’unico punto delicato è l’accusa di tentata concussione a Morelli per i dehors in piazza: le pressioni “violente” per fare accettare il nuovo regolamento ad alcuni commercianti. Il resto riguarda le richieste per allacciare le utenze alle bancarelle e il falso (l’“errore”) nel documento presentato da Langella. Un mese fa la Procura le riteneva «meritevoli di vaglio processuale». Vedremo se dopo questa tornata di interrogatori sarà ancora così o anche questa parte finirà nell’archivio giudiziario. —
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