«Da Napoli a Modena perché qui avete una marcia in più»
«Una scelta per il nostro futuro e quello di nostro figlio».
Ivana Rusciano e Carmine Dell’Aquila hanno 35 anni. Hanno dovuto rinunciare al fascino partenopeo e alle famiglie di origine per creare un percorso condiviso ai piedi della Ghirlandina. Il percorso non li ha delusi, anzi: li ha sorpresi per la velocità del cambiamento. Tutto parte sette anni fa con il trasferimento di lui.
«All’epoca non eravamo ancora sposati – racconta Ivana – e a Modena ho trovato ciò che cercava: un contratto che garantisse un progetto familiare. A Napoli la prospettiva era negata: la ristorazione è bistrattata ed è pieno di lavoro nero. A Modena ha trovato invece quello a cui aspirava e che non era mai riuscito a ottenere, pur con un diploma e studi ai livelli più alti. È stato assunto in due settimane, poi ha cambiato lavoro e ora gestisce un locale».
Un anno dopo, Carmine ha calamitato a Modena la futura moglie. «Sono laureata – aggiunge Ivana – e purtroppo ciò rappresenta un problema perché è come aver in mano una carta che non ti dà concretezza. Sono laureata in Scienze politiche e ho un master in Risorse umane. A Napoli lavoravo in una fondazione con un contratto co.co.pro.: 12 ore al giorno per 500 euro al mese. Quando mio marito mi ha detto che sarebbe rimasto a Modena ho scelto di raggiungerlo».
A Modena la svolta. «Ho impiegato pochissimo tempo a trovare lavoro – spiega la donna – e sono stata cassiera per un anno. Non era il lavoro dei sogni, ma era retribuito e mi ha permesso di entrare nel tessuto sociale, di sentirmi utile per la società, senza il senso d’inutilità che sentivo quando non riuscivo ad avere uno stipendio nonostante la formazione. Dopo un anno, ho fatto un colloquio nel Comune presso cui lavoro con piacere. Non ero nessuno, eppure sono stata selezionata: una specie di miracolo, che mai sarebbe potuto accedere in altri posti che non siano Modena o l’Emilia Romagna». L’altra novità positiva è l’arrivo del bambino. «I servizi si pagano e lavoriamo anche di sabato per cui si devono trovare alternative – prosegue Ivana – poi se il bambino s’ammala si devono prendere giorni di malattia. Non abbiamo parenti, ma si creano relazioni di amicizia. Per il nido d’estate vanno fatti i salti mortali, ma la qualità della vita è diversa. Mio marito accompagna il bambino in bici sulle ciclabili, non in auto con il traffico. I centri giochi sono gratuiti e condividi l’esperienza con altre madri. Quando ho partorito, al Policlinico sono stati eccezionali, seguendomi in tutte le fasi». Il bilancio è dunque positivo. «Abbandoni la terra in cui hai vissuto, cambi le abitudini, trovi un clima che non è dei migliori – conclude la donna – La nascita di nostro figlio mi ha però fatto mettere radici e pensare che, nonostante la sofferenza, ho fatto la scelta giusta per il futuro: non solo nostro, ma anche suo». —
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