Negli accessi dei pazienti Carpi stacca anche Baggiovara
Se si tolgono quelli specialistici si vede come il peso della nostra provincia sia suddiviso nei sette punti della rete sanitaria
Al primo posto c’è Carpi, ma solo perché a Modena ci sono due realtà che si spartiscono (in modo praticamente simmetrico) la “torta”, mentre anche Sassuolo ha numeri importanti, così come Mirandola, seguita da Vignola e Pavullo. I numeri sono quelli degli accessi ai sette pronto soccorso della nostra provincia. Così, su un totale di 226.343 accessi a livello provinciale (mentre in Regione sono stati 1.503.539), i due pronto soccorso di Modena hanno dati pressoché identici: 41.852 accessi per il Sant’Agostino Estense di Baggiovara, 41.670 per il Policlinico, con una differenza di 182 pazienti a favore dell’ospedale nuovo. Ma i numeri più alti, dunque, li ha il pronto soccorso dell’ospedale Ramazzini di Carpi, dove l’anno scorso sono entrate 43.548 persone. Al quarto posto a livello provinciale c’è il pronto soccorso del nuovo ospedale di Sassuolo (35.366 accessi), seguito dalla struttura di Mirandola, dove i pazienti seguiti sono stati 26.058. Circa tremila accessi in meno per il pronto soccorso di Vignola (23.133), mentre chiude Pavullo con 14.716 pazienti assistiti nel 2018. A livello provinciale solo Bologna ha avuto numeri più alti (315.921 accessi contro i 226.343 modenesi), mentre considerando l’area vasta nord, di cui fanno parte anche le strutture di Reggio, Parma e Piacenza, gli accessi salgono a 604.049, staccando nettamente l’area vasta centro (Bologna e Ferrara), che nel 2018 ha assistito 449.556 persone, e quella della Romagna, che ha avuto 449.934 accessi. Ma se i pronto soccorso sono strutture di grande importanza, anche il ruolo delle case della salute sta diventando sempre più centrale per il sistema sanitario regionale: secondo i dati presentati ieri in Commissione politiche per la salute della Regione, con la nascita dei nuovi punti di riferimento per la sanità, l’accesso al pronto soccorso è diminuito dal 40 al 60% in 14 centri, dal 20 al 50% in altre 26 realtà emiliano-romagnole, e dal 12 al 20% in altri 14 centri. Rilevato un effetto altrettanto significativo, ma meno rilevante e diffuso, sull’ospedalizzazione per condizioni sensibili al trattamento ambulatoriale e sugli episodi di cura trattati in assistenza domiciliare: più in dettaglio, i ricoveri diminuiscono del 3%, ma la percentuale si abbassa ulteriormente al 4% nel caso in cui sia presente un medico di medicina generale all’interno della casa della salute. —
L.G.
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