Gazzetta di Modena

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“IL MELOGRANO” 

Sempre più sassolesi al banco dell’emporio della solidarietà

Eleonora Alboresi
Sempre più sassolesi al banco dell’emporio della solidarietà

Lo scorso anno al “supermercato” si sono rivolte quasi duecento famiglie I prodotti arrivano da attività, collette di Rock No War, parrocchie e benefattori

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Non solo un supermercato, ma molto di più. Il Melograno è l’emporio della solidarietà nato nel 2014 in via San Simone, che ha seguito, solo nel 2018, 715 utenti, per un totale di 185 famiglie. La fascia d’età più rappresentata è quella che va dai 16 ai 64 anni (432 persone), seguita dalla 6-15 anni (144), dalla 0-5 (112) e dagli over 65 (27). Il Melograno sono loro, gli oltre sessanta volontari, le attività, la gratitudine. L’emporio è nato per essere un supermercato destinato ai nuclei con difficoltà economica regolarmente segnalati dai centri di ascolto della Caritas e dal Comune. «Rispetto all'inizio – ha dichiarato la referente Federica Boccedi – l’andamento si è stabilizzato e i numeri non variano troppo da anno in anno. La nazionalità dei nostri clienti è mista, ma negli ultimi tempi sono aumentati gli italiani”. I prodotti che vengono messi a disposizione provengono da punti diversi; a partire da alcuni supermercati, fino ad arrivare al banco alimentare, alle collette di Rock No War e altri enti benefici, alle parrocchie, ai singoli cittadini e alle associazioni. «Forum Ute – hanno spiegato dalla struttura – ci dà lo zucchero, la Meridiana la uova. Siamo anche in contatto con la Fondazione Gesù Divino Operaio di Bologna, da cui andiamo circa 2 volte alla settimana per recuperare frutta e verdura, e siamo inseriti nella rete degli Empori Solidari dell’Emilia Romagna. I contatti sono tanti, perché crediamo che chi lavora insieme sia più forte». Negli spazi del Melograno ogni giorno si ruotano circa 20 volontari, di cui la maggior parte sono studenti, disoccupati o pensionati.

«C’è anche qualcuno – ha spiegato Michela Cattani, referente dei progetti della struttura – che fa il volontario perché in passato è venuto qui a fare la spesa e adesso, non avendone più bisogno perché in condizioni migliori, vuole dare indietro quanto ricevuto”. Sì, perché “L’Emporio della Solidarietà” è considerato da molti una vera e propria casa: nonostante apra alle 17, a partire dalle 13 c’è già qualcuno che aspetta fuori per scambiare due parole, per stare in compagnia. «Le persone in difficoltà – ha continuato Michela – non sanno dove andare, non stanno bene con loro stesse e devono ricevere una mano per rialzarsi. Per questa ragione il Melograno deve essere un luogo da cui passi per ricostruirti e il nostro compito è nutrire anche l’anima di queste persone, fare capire loro che possono farcela». Da qui la ragione dei tanti progetti di accoglienza, dei laboratori e di passatempi come giocare a tombola o lavorare su un orto, azioni semplici che però riescono a unire qualsiasi nazionalità e divisione religiosa. «In tanti – ha concluso Michela – ci chiedono come possono aiutarci. I modi sono diversi, chi crede nel progetto e vuole dare un mano può donarci il suo tempo, come volontario, del denaro o regalandoci cibo o attrezzature». —

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