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Il Ferarìnno rosso peccato che vaga a 35 all’ora

Il Ferarìnno rosso peccato che vaga a 35 all’ora

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Modena Motor Valley. La Feràri, ragàz... Nel nostro teritòrio, per ammirare delle Feràri, non occorre andare davanti ai casinò come a Dubai o in disco-bars per superstars di Tokyo o New York. Da noi è sufficiente prendersi su una domenica, andare a taffiare tortelìni e tortelòni in qualche bella piola country, per poi posizionarsi in quel di Cavidole o San Vito. A un bel momento si vedrà passare qualche bel Ferrarone rosso come il peccato, tirato a lucido e in perfetto assetto da sfoggio, che vaga ai 35 orari tra le stradine di campagna tra filari di viti e profumo di sisso. Alla guida c’è sempre un omarino sui 65, con il giubìno scamosciato e quella gnagna sale e pepe che viene solo a chi ha “messo il porco a l’òra”... Lui, l’umarèll, è il simbolo della laboriosità locale, poche pippe e via guadagnare, uno che col sudore della fronte e la marùga fina ha messo su un’aziendina che, dopo 40 anni di sacrifici, gli ha permesso di farsi il ferarìnno scarlatto. Vabbè, alla mattina a lavorare ci va con la Panda Young perché davanti agli operai fare gli sboroni “è un lavoro che non va micca bene”, ma alla domenica tira fuori il Cavalìno Rampante e, non avendo una Times Square o una Piccadilly Circus per sfoderare la sua cagarotteria, si fa dei bei giretti a Paganine. Da solo. Soldi spesi bene càppo, a la fàcia dl’invèddia. —

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