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«L’elisoccorso non può bastare Un vero ospedale è necessario»

Daniele Montanari
«L’elisoccorso non può bastare Un vero ospedale è necessario»

Il dottor Misley, l’ex primario che si battè per avere il servizio dell’elicottero «Invece di potenziare la nostra eccellenza, è stata svuotata, Frignano a rischio»

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«L'elisoccorso è importantissimo, ma non può sostituire il Punto nascita».

A dirlo è il dottor Alessandro Misley, ex responsabile di Anestesia e Rianimazione all’ospedale di Pavullo (1999-2009) che è stato uno degli uomini chiave nel portare nel 2000 la base dell’elicottero a Pavullo. Oggi è in pensione, ma ancora in attività come libero professionista.

Dottore, com’è nata l’idea dell'elicottero a Pavullo?

«Da quanto visto all’Alpe di Siusi durante le due settimane (una d’estate e una d’inverno) che trascorsi là per 5 anni, esaminando le tecniche di soccorso. Mi convinsi dell’importanza del verricello e della sinergia col Soccorso Alpino per la tutela di un territorio svantaggiato come quello di montagna. Non fu affatto facile attivare il servizio a Pavullo, ci fu l'intervento di diverse persone di fronte a resistenze iniziali della Regione. Ma poi la scelta si è rivelata lungimirante e oggi questo è il quarto polo di elisoccorso dell'Emilia Romagna».

Però non doveva essere un “sostituto” di reparti...

«Assolutamente no, non del Punto nascita in primis. Intanto perché per patologie tempodipendenti come il distacco di placenta è fondamentale avere un presidio attrezzato in loco: la salvezza del bambino, e della mamma, si può decidere in pochi minuti. L’elicottero ha i suoi tempi tecnici di attivazione e non può volare con ogni meteo. Per me il Punto nascita di Pavullo non doveva mai essere tolto: nei miei anni era una realtà d’eccellenza da 600 parti con anche grande potere d’attrazione dalla pianura per la qualità del servizio, il comfort degli spazi e l'’umanità degli operatori».

Poi i numeri sono calati...

«Da quando nel 2010 andò in pensione Attilio Bongiovanni il reparto non ha più conosciuto un primario “suo”, solo sostituti e primari a scavalco, e questo è stato deleterio. Poi negli ultimi anni per qualsiasi minimo fattore di rischio si trasferivano le pazienti: è chiaro che così i numeri calavano. D’accordo sul fatto che certe gravidanze a rischio andavano trasferite, ma dovevano rappresentare una minima percentuale, com’è sempre stato in passato. Invece che potenziare una realtà che era una piccola eccellenza, la si è svuotata portandola alla chiusura. E in parallelo è stata ridimensionata anche la Pediatria. Dal punto di vista economico c'è stato sicuramente un risparmio, ma per la gente di montagna non è stato un grosso risultato».

Come vede la Chirurgia?

«Anche qui il primario in pensione è stato sostituito con uno a scavalco, oggi addirittura su tre ospedali: Sassuolo, Vignola e Pavullo. Dicono che gli interventi sono aumentati, ma sono tutti a bassa complessità. Un’urgenza seria a Pavullo non si può più trattare: la periferia ha perso a favore degli hub. Di questo passo Pavullo sembra destinato a rimanere solo come lungodegenza e Punto di primo intervento».

Pensa che la nuova dirigenza Ausl potrebbe riaprire il Punto nascita?

«Per riattivare il reparto bisognerebbe investire, e non so se la Regione ha voglia di farlo, anche se si avverte la pressione dei cittadini. Quando un servizio viene chiuso, a riottenerlo si fa fatica». —

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