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Mercato coperto: gli “scarti” affidati alle onlus per i poveri

G.F.
Mercato coperto: gli “scarti” affidati alle onlus per i poveri

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Dal mercato al cassonetto? Non più: dal mercato alle persone bisognose. L’Albinelli ha sottoscritto con Hera e Comune un accordo per consegnare i prodotti avanzati in giornata al gruppo Ceis. Al Mercato Coperto generi quali frutta e verdura, pane e prodotti da forno troppo spesso finivano infatti tra i rifiuti. Con CiboAmico, il progetto lanciato ieri, saranno affidati alla onlus e forniti a persone nel disagio.

Il lancio del progetto è stato preceduto da una fase sperimentale. Due i motori: HeraLab (promotrice dell’iniziativa) e Porta Aperta. I primi risultati sono stati incoraggianti. In proiezione, si stima infatti un risparmio di 2.750 chili di alimenti. Una soluzione in più per persone bisognose, ma non solo. Oltre al risparmio economico (di circa 8mila euro), è stata calcolata una riduzione di 3.700 chili di anidride carbonica nell’atmosfera. I polmoni ringraziano e così anche la terra. Per la produzione di 2.750 chili di alimenti, secondo i dati forniti ieri, s’impiegherebbero 4 milioni e mezzo di litri di acqua. Una quantità che equivale a 90mila docce della durata di dieci minuti l’una, tirata di un colpo nello sciacquone se il cibo non fosse consumato.

La Ceis andrà a ritirare le derrate alimentari due volte a settimana, dalle 13,45 alle 14,30. In caso d’indisponibilità, una mano sarà fornita dalle staffette di Italian Bike Messenger Modena.

«Ci rendiamo conto talvolta di non riuscire a vendere la merce – spiega Andrea Prandini, presidente del Consorzio Mercato Albinelli – che purtroppo a volte va a finire nei rifiuti. Al pomeriggio vedevamo persone, signore anche anziane, che andavano a rovistare nei contenitori per mangiare. Il progetto porta a riutilizzare la merce non più vendibile, ma commestibile. Si tratta soprattutto di pane, che è buono per la vendita soltanto il giorno in cui è prodotto, mentre resta commestibile anche uno o due giorni dopo. Altro esempio è la frutta».

Generi che saranno destinati a due strutture del Ceis: la comunità La Torre e la Casa Mimosa. Nella prima sono seguite persone con problemi di dipendenza, nella seconda trovano risposte madri con i loro figli. «Il valore simbolico è per noi molto importante», ha sottolineato Roberto Berselli, vicepresidente del Ceis. La onlus ha sottoscritto il progetto non tanto per un risparmio di soldi perché «il valore economico del cibo recuperato è circa lo 0,8% di quanto spendiamo per i nostri ospiti», ha ribadito Berselli. Non è possibile invece donare direttamente il cibo perché «ci sono vincoli precisi», come confermato dal vicepresidente. Le frontiere della solidarietà restano comunque ancora da esplorare. Dieci anni fa Hera lanciava un progetto per recuperare i pasti non consumati nelle mense aziendali. Con Porta Aperta ha dato vita alla sperimentazione di CiboAmico, poi vero progetto con il Comune, il Consorzio dell’Albinelli e il Ceis. «Già nei prossimi anni abbiamo intenzione di lanciare CiboAmico fuori dal centro storico – ha anticipato Paolo Paoli di Hera – cercando interlocutori tra le associazioni di categoria, i negozianti e i panettieri. Così si crea un maggiore valore». —

G.F.

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