Modena a Tavola Non solo tortellini Al ristorante il menù dei piloti
Ricca varietà di portate nei locali cittadini per scoprire quelle più apprezzate dai driver «Il profumo di benzina convive con quello di brodo di cappone»
René Arnoux, John Surtess, Phil Hill, Frolilan Gonzales, Chris Amon e Gilles Villeneuve: qual è la cosa in comune a questi sei piloti? Tutti, a tavola, non sapevano dire di no a un piatto di tortellini. E il neozelandese Amon e il canadese Villeneuve preferivano la variante meno ortodossa, quella alla panna. Per scoprire i segreti di queste leggende dal talento sconfinato alla guida delle auto con le ruote scoperte, in occasione di Motor Valley Fest, il consorzio Modena a tavola propone un menù ad hoc: il “Menù dei motori”. Un menù che ripropone i piatti preferiti dei piloti, che coincidono con alcuni grandi classici della cucina nostrana.
Sono 18 i ristoranti aderenti al consorzio che offrono l’opportunità di scoprire e assaggiare i piatti preferiti dei piloti e dei personaggi legati al mondo dell’automobilismo.
Si spazia dagli stricchetti con pancetta e rucola, adorati da Didier Pironì, fino alle fettine di fegato alla griglia con fiori di zucca fritti, predilette da Michele Alboreto. Senza dimenticare le animelle alla parigina trifolate, una delizia per Clay Regazzoni, che per dessert ordinava a colpo sicuro la zuppa inglese o il gelato di crema con whiskey. Il menù intitolato a Clay Regazzoni si può assaporare alla Cucina del museo. Mentre i tortellini alla panna amati da Gilles Villeneuve verranno proposti dalla Trattoria del Campazzo. «Il connubio tra buona tavola e motori nasce in modo naturale: restituisce ad appassionati e curiosi l’atmosfera autentica di Motor Valley in cui il profumo della benzina e quello del brodo di cappone convivono senza problemi - afferma Stefano Corghi, presidente consorzio Modena a tavola - Credo che il “Menù dei motori” sia una felice intuizione: la Motor Valley ha sicuramente qualcosa di magico e molti personaggi, costruttori e piloti in particolare, ne hanno tracciato la storia, dando vita, come nel caso di Enzo Ferrari, a vere e proprie leggende. La tavola aiuta a conoscere il lato umano di questi straordinari personaggi, perché, in fondo, resta sempre vero che siamo quello che mangiamo».
Il filo rosso che unisce i piatti è «una forte identità modenese - conclude Corghi ». —
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