Maxi-sequestro, la Finanza blocca dieci milioni di euro
Immobili, auto, conti correnti e società intestate ai famigliari di Patrizia Gianferrari La 63enne, ora ricoverata, avrebbe accumulato il patrimonio in 30 anni di illeciti
«Un ingente patrimonio» costituito da una villa, appartamenti, terreni, auto, conti correnti e sette società immobiliari e del commercio all’ingrosso delle materie plastiche, per un valore complessivo di 10 milioni di euro.
Un “tesoro” sparso lungo la penisola, sequestrato dalla Guardia di Finanza di Bologna in virtù di una misura di prevenzione di natura patrimoniale a carico di Patrizia Gianferrari, imprenditrice 63enne originaria di Sassuolo e residente da tempo a Castellarano.
In realtà le perquisizioni hanno riguardato quattro famigliari che non hanno mai avuto guai con la giustizia. Secondo gli inquirenti, però, quei beni sono riconducibili alla donna. La motivazione del provvedimento è quella classica: «La sproporzione tra i redditi, pressoché inesistenti, dichiarati da Gianferrari e dal suo nucleo familiare, e il patrimonio riconducibile alla sua effettiva disponibilità».
Patrimonio ora bloccato in quanto «ritenuto acquisito con i proventi di attività illecite». Secondo le Fiamme Gialle, il maxi-sequestro non è altro che «l’epilogo di indagini economico-patrimoniali condotte ai sensi del codice antimafia» e dirette dal pm Valentina Salvi, che ha ottenuto il provvedimento emesso dal Tribunale di Reggio Emilia.
Un capitale costruito «con fittizie intestazioni a terze persone» dall’imprenditrice in trent’anni di carriera criminale.Patrizia Gianferrari è una vecchia conoscenza per gli inquirenti: a partire dal 1989 ha collezionato «senza soluzione di continuità», afferma l’accusa, «numerosissimi precedenti penali e plurime sentenze definitive di condanna per reati di natura economico-finanziaria», commessi «anche in forma associativa tra l’Emilia Romagna, la Lombardia, il Veneto, la Toscana e l’Umbria». Nel suo casellario giudiziale compaiono «estorsione, minaccia, calunnia, falso ideologico e materiale, truffa, bancarotta fraudolenta, evasione fiscale, fatture inesistenti». Insomma, una “bad lady”, come è stata battezzata l’operazione della Guardia di Finanza.
Il nome della Gianferrari nel Reggiano è legato soprattutto al processo sulla maxi- frode dell’acciaio, nel quale è stata condannata in primo grado a 6 anni e 8 mesi; si attende l’Appello. Nel frattempo la 63enne ha fatto avanti e indietro dal carcere per condanne passate in giudicato per fatti precedenti.
Detenuta a Bollate (Milano) per una tentata estorsione ai danni di direttori di banca a Firenze, un anno fa per motivi di salute le sono stati concessi i domiciliari in una clinica nel Varesotto, dove la 63enne è ricoverata.
«È vero che la mia assistita ha cumulato diverse condanne, però le ha quasi tutte espiate – commenta l’avvocato difensore Liborio Cataliotti –. Ora è gravemente malata e mi sembra impossibile che abbia proseguito in tali condotte». —
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