Terremoto 7 anni dopo/ Bonaccini: «Più forti delle scosse e della crisi Ora riconnettiamo le comunità»
La riflessione del commissario Stefano Bonaccini che cita Mattarella «Ce l’abbiamo fatta, ma ci mancano gli edifici più pazienti e fragili»
L’INTERVENTO
Più forti del terremoto e della crisi economica. È questa l’essenza della rivincita dell’Emilia, a sette anni di distanza, sulle scosse del maggio 2012 che sconvolsero la nostra terra. Un’ulteriore conferma di quella straordinaria tempra che caratterizza il nostro tessuto civile, sociale, imprenditoriale e istituzionale. I dati economici 2018 nell’area colpita rivelano che quel territorio oggi conta 115mila imprese che danno occupazione ad oltre 450mila lavoratori, creando valore per oltre 38 miliardi.
Anche questi risultati sono la cartina tornasole di come sia stata prima pensata e poi realizzata la ricostruzione, degli obiettivi sui quali si è puntato, in piena continuità tra la precedente presidenza di Vasco Errani - a cui va il grazie di tutti noi - e l’attuale gestione. I numeri della ricostruzione non spiegano tutto, ma sono comunque eloquenti. Non è una fredda contabilità ma l’intensità dello sforzo profuso come sistema, che restituisce in modo plastico la mole di lavoro realizzata. Abbiamo impiegato sette anni, portando la ricostruzione alla sua ultima fase; siamo partiti dalle persone e dai loro bisogni, scegliendo di sperimentare procedure innovative per garantire risposte efficaci in modo efficiente e trasparente. Questa ricostruzione ha coinvolto tutti i soggetti colpiti, affinché fosse la stessa comunità a ripensare e a riappropriarsi dei propri luoghi e dei propri spazi.
Oggi, per la ricostruzione abitativa e produttiva, siamo alla stretta finale, così come per la concessione dei contributi. Mettere pietra su pietra per ridare vita agli edifici e alle fabbriche distrutte è stato complicato e faticoso, ma insieme ce l’abbiamo fatta. Ora resta la sfida più difficile, che coinvolge tutte le persone: riconnettere ai luoghi ricostruiti proprio quello spirito di comunità che ha guidato la nostra ricostruzione fin dalle prime fasi.
In questo un ruolo cruciale lo giocano i simboli della comunità come municipi, chiese, teatri, monumenti e palazzi storici; ne abbiamo riaperti nell’ultimo anno e molto ancora resta da fare, trattandosi della parte più fragile e delicata del patrimonio; “gli edifici più pazienti”, ebbe a dire il Presidente della Repubblica Mattarella. Ecco allora che i nostri sforzi continueranno ad essere puntati sui centri storici.
Qualità, legalità, partecipazione e trasparenza sono stati il filo rosso che ha accompagnato questi processi; perché bisogna fare in fretta ma anche fare bene. Il nostro obiettivo rimane quello di riconsegnare agli emiliani un territorio più sicuro e meglio organizzato. Perché l’Emilia sia una terra ancor più bella e vivibile di quanto già non fosse. —
*Commissario
alla ricostruzione
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