Gazzetta di Modena

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L’INTERVENTO ALLA PRESENTAZIONE DI “VELENO” 

Nonna Lina: «Prima di morire vorrei rivedere i miei 4 nipoti»

Gabriele Farina
Nonna Lina: «Prima di morire vorrei rivedere i miei 4 nipoti»

Pablo Trincia racconta la sua inchiesta al Victoria di Modena e intervengono i protagonisti della storia dei falsi satanismi

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«Vorrei riabbracciare i miei nipoti, prima di morire».

La voce di Lina Marchetti Morselli esprime il dolore di una nonna che ha perso tutto, tranne la speranza. Nonna Lina ha incontrato giovedì al Victoria di Modena pieno di gente Pablo Trincia. L’abbraccio tra l’autore di “Veleno. Una storia vera” e la donna è stato un momento purificatorio. I racconti di dolore, le accuse di pedofilia, omicidi e riti satanici, le paure e i silenzi sono stati per un attimo rimossi. Al centro il coraggio di questa e altri testimoni, e del giornalista che da più di quattro anni scava per ottenere risposte. Una risposta è oggi l’apertura del processo di revisione per Federico Scotta, condannato a 11 anni di carcere. La Corte di Appello di Ancona esamina il suo caso dopodomani.

Giovedì 13 giugno inizia invece il Festival della Giustizia a Modena. «Dobbiamo organizzarvi la presentazione del libro di Pablo da qualche parte», ha rilanciato Camillo Valgimigli. Lo psichiatra rappresenta da anni una voce fuori dal coro. Ha denunciato un «abusificio», appellandosi alla magistratura per testimoniare «come persona informata dai fatti», come l’ospite di cui ha sollecitato la presenza nel Festival.

«È una storia che mi ha cercato, è tutto troppo incredibile», ha riconosciuto Trincia firmando tanti autografi. Il giornalista s’è imbattuto nel caso a ottobre 2014. Da allora ha iniziato una complessa fase di scavo tra Mirandola e Massa Finalese. «Parlavo con persone di Mirandola che ai tempi avevano 35 anni – ha raccontato Trincia – e dicevano di non ricordarsi nulla. Aver ridato la memoria a una storia così lo considero un piccolo orgoglio».

L’autore non è stato l’unico a... scavare. Ha fatto tesoro del lavori di don Ettore Rovatti (prima della sua morte), Oddina Paltrinieri, degli avvocati Pier Francesco Rossi, Patrizia Micai, Cristina Tassi...

«Mi svegliavo alle 5 di mattino per esaminare le videocassette trovate nella soffitta di Oddina: me ne avevano date 56 – ha raccontato Trincia – In un passaggio una delle figlie di Lorena parla con il giudice e nega di esser mai stata al cimitero. Nella videocassetta successiva dice che andava al pomeriggio a fare riti satanici: come le credi?».

Nel novembre scorso quattro bambine di allora hanno confermato che «i reati ci sono stati», difendendo sia i giudici sia gli assistenti sociali. E proprio di «falsi ricordi» ha parlato l’avvocato Rossi, rammentando che «le persone che hanno vissuto le vicende sono persone reali».

«Erano sequestri dalle case», ha attaccato Micai, che ha contattato il ministero della Giustizia per «avere la possibilità di confrontarci e avere un dialogo». «Vogliamo raccogliere tutte le istanze», ha garantito Stefania Ascari, deputata M5S, componente della Commissione Giustizia. —

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