Il Cavallino Rampante esordì su Alfa Romeo
La prima volta del simbolo Ferrari e l’intreccio con la nobile casa dei Rangoni Machiavelli Una storia senza tempo sui primi anni del Drake
Una storia d’altri tempi, narrata in un luogo d’altri tempi.
È l’intreccio tra l’Alfa Romeo, la vita di Enzo Ferrari e quella del marchese Lotario Rangoni Machiavelli. A svelarlo il nipote di Lotario, il marchese Claudio Tiziano, e il figlio del Drake, Piero Ferrari.
Sono loro, con la consulenza dello storico dell’auto Lorenzo Boscarelli e, a spiegare perché due splendide Alfa Romeo degli anni Venti e Trenta sono parcheggiate nel cortile interno del numero 12 di via Farini, la storica residenza della famiglia Rangoni.
La casa di Arese è stata il tramite per Enzo per arrivare alle corse e anche per lanciare la sua attività imprenditoriale: non ne fu solo pilota, ma anche concessionario dell’Alfa.
Di più. Nel 1929 fonda la scuderia Ferrari che di fatto è il reparto corse dell’Alfa, tanto che nel 1932, a Spa, per la primo volta “marchia” un’Alfa con il Cavallino Rampante: è la 8C 2300, che si trova esposta nel cortile di palazzo Rangoni.
Ma il Drake in quegli anni offre anche consulenza ai “gentlemen driver”. Tra questi c’è il marchese Lotario. «Mio zio - spiega Claudio Tiziano - inizia a correre nel 1937 con Stanguellini. Nel 1938 decide di fare il salto e compra un’Alfa Romeo 2300 6 cilindri. È una stagione catastrofica. La macchina va male. Al termine dell’annata deludente va da Enzo Ferrari chiedendogli di sistemare l’auto. E così la 2300 diventa una 2500 e il telaio viene accorciato di qualche centimetro. Con queste modifiche, nel 1939, conquista l’importante Targa Abruzzo. Ferrari aveva fatto rinascere quell’Alfa».
I due diventano amici, tanto che quando il Drake rompe i rapporti con Alfa Romeo ed è costretto a fondare l’Auto Avio (non poteva usare il nome Ferrari nel 1940, ndr) convince Lotario ad acquistare la mitica 815. E così il marchese corre su quella che fu la prima Ferrari, anche se in “incognito”.
Piero Ferrari ascolta questa storia con un pizzico di emozione: «È bello ripercorrere gli anni in cui mio padre coltivò la sua passione per le auto. Il rapporto con Alfa Romeo fu sempre forte. Se ci pensate oggi l’Alfa corre in Formula 1 con un motore Ferrari: mio padre sarebbe felice di veder continuare questa storia». —
GIB
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