Passamonte: «Per me finisce un incubo durato anni»
L’ex agente della Municipale pubblica poche parole di ringraziamento al difensore Per la corte d’’appello le gravi ferite al volto furono causate da autolesionismo
«È finito un incubo durato anni. Adesso dobbiamo solo attendere le motivazioni. Non mi sono mai sentito solo grazie all'affetto e la stima di tutti gli amici. Ma come ho sempre fatto, cercherò di mantenere un riserbo su queste pagine dei social, non proprio adatte per chiarire fatti e circostanze. Ringrazio tutti gli amici ed in particolare i colleghi della municipale, polizia di Stato e carabinieri che hanno creduto in me. Ringrazio soprattutto l’avvocato Pier Francesco Rossi per la grande professionalità con cui mi ha difeso grazie alla quale ha ottenuto questo pieno successo. La sua arringa difensiva ha consentito ai giudici di capire e giudicare con reale cognizione dei fatti e imparzialità». Sono le uniche parole di Paolo Passamonte, affidate a un commento Facebook, dopo la sua assoluzione in appello. D’altra parte, in pubblico non ha mai detto nulla della sua vicenda.
La differenza tra una condanna per pestaggio e un’assoluzione per l’autolesionismo dell’arrestato è tutta nell’ultima perizia medico-legale della pubblica accusa: se in primo grado il consulente del pm escludeva che le botte che avevano tumefatto e lesionato il volto della 50enne carpigiana ammanettata non potevano essere compatibili con gesti di autolesionismo, ora il consulente della Procura Generale in appello ha sostenuto il contrario e lo ha confermato anche il perito nominato dalla corte d’appello: l’autolesionismo c’entra eccome. Quindi l’agente della polizia municipale Paolo Passamonte non l’ha picchiata brutalmente. E il rapporto successivo al comando della municipale di Modena non è stato falsificato. La conseguente sentenza è stata l’assoluzione di Passamonte e anche quella del collega Patrizio Tonelli (imputato solo per il falso).
È stata una strada lunga quella per arrivare a questa assoluzione per un caso che ha fatto tanto discutere. Ci sono voluti quasi sei anni da quella notte sulla tangenziale di Modena. Il risultato è il frutto della caparbietà del suo difensore, l’avvocato Rossi, che ha sempre ribadito la tesi dell’autolesionismo, forte delle consulenze (dei medici legali Ferronato e Fortuni).
Perché questa vicenda, non va dimenticato, ruota attorno a un momento oscuro: quello tra la presa in carico della carpigiana e il suo arrivo al comando della municipale gravemente lesionata alla testa. Su questi minuti bui non ci sono né testimonianze né elementi che orientino su cosa è successo.
Quella sera del 29 luglio 2013 la conducente carpigiana viene tamponata, va in escandescenze, vaga a piedi in tangenziale, se la prende con due giovani che cercano di aiutarla e alla fine viene intercettata e fermata da una pattuglia della polizia. Viene affidata ai due agenti della municipale, Passamonte e Torelli. Come ha fatto la donna a procurarsi lesioni per 40 giorni di prognosi alla mandibola, al setto nasale e al corpo da quando è ammanettata fino al suo arrivo al comando? Il pm Claudia Ferretti si è affidato al perito, il medico legale Erion Radeshi che arriverà alla conclusione che accusa Passamonte: le lesioni alla donna non possono essere state da autolesionismo, sono “eteroindotte” ovvero provocate dall’esterno. Le perizie della difesa indicano il contrario. In aula, il giudice Domenico Truppa riterrà attendibile la ricostruzione dell’accusa. La donna era sì ubriaca (l’alcoltest rileva un tasso di 1,30) e sotto metadone ma è stata picchiata. Per questo condanna Passamonte a 2 anni e 6 mesi e Torelli (per la sola relazione falsificata) a 1 anno e 4 mesi.
La svolta arriva in appello con la relazione della Procura Generale. Viene chiesta l’assoluzione per i due agenti sulla scorta di una nuova perizia che concorda sull’autolesionismo. La discussione si inoltra nelle pieghe delle interpretazioni, la difesa parla per quattro ore. La Corte d’Appello chiede una nuova perizia che l’altra sera confermerà ancora una volta il possibile autolesionismo ad opera di una donna scossa, fragile, col fisico indebolito da alcol e metadone. Insomma, Passamonte non l’ha picchiata, il rapporto era autentico. Tutti assolti. —
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