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«Valli del Cimone verso il crac Era necessario farlo sapere»

Daniele Montanari
«Valli del Cimone verso il crac Era necessario farlo sapere»

Corrado Cavallini, liquidatore del consorzio che ha un buco di 800mila euro «Ho fatto di tutto per chiedere aiuto, o si muovono o istanza di fallimento»

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«Mi auguro che la riunione di martedì con consulenti e avvocati porti i sindaci a una decisione, altrimenti la situazione precipita».

Così Corrado Cavallini, liquidatore del consorzio di promo-commercializzazione Valli del Cimone, a fronte degli 800mila euro di passivo (più 100mila di spese legali) da saldare.

Cavallini, la presidente dell’Unione Daniela Contri, a nome di tutti i sindaci, si è detta disponibile a trovare una soluzione “equa e ragionevole”, ma ha espresso rammarico per il modo con cui lei ha reso noto il problema...

«Non avrei mai voluto arrivare a questo punto, ma è giusto che tutti sappiano quello che sta succedendo. Mi è spiaciuto per la Contri, perché è una persona che stimo ed ha cercato di trovare una soluzione. Ma ahimè non c’è riuscita, e la mia sensazione è che se non avessi fatto questa uscita i sindaci avrebbero continuato a perdere tempo. Abbiamo fatto incontri su incontri tra le parti in questi mesi, prendendo impegni. Ma ogni volta mentre il liquidatore arrivava “con i compiti fatti”, la parte pubblica dei soci mandava sempre la palla fuori senza giocare la partita. C’è stato chi ha detto che è un problema del passato e non lo riguarda, ma è inaccettabile: quando governi un ente pubblico ti fai carico di passato e presente e metti le basi del futuro. C’è stato anche chi, come il sindaco di Pievepelago, ha cercato di scuotere gli altri ad affrontare la situazione, ma invano. Io ho detto chiaro che se mi seguivano sarebbe stata soluzione bonaria, altrimenti scontro».

Perché scontro?

«Perché i creditori hanno finito la pazienza e stanno spingendo: non so più come tenerli “in bonis”. Sono già stati rimandati di un anno, e se non ricevono risposte può succedere che qualcuno si muova in modo scomposto e presenti istanza di fallimento. Mi chiamano, ma senza fondi io non so che fare. Per questo sto facendo questo ultimo tentativo, prima di gettare la spugna e portare i libri in Tribunale presentando io istanza di fallimento».

E finora sui creditori cosa le hanno risposto?

«Ho fatto presente che, com’è stato per Sgp, si può proporre il pagamento “nobile” al 100% in un arco di 5 anni, oppure il 70% in un anno. I soci mi hanno risposto che prima devo andare a sentire da tutti i creditori e poi si decide. È ridicolo, così si perde solo altro tempo: dai creditori bisogna andare a portafogli pieno. La mia impressione è che non abbiano contezza del pericolo che stanno correndo in base al principio che i consorziati sono illimitatamente e solidalmente responsabili. C’è un rischio concreto anche verso la Corte dei Conti, che è molto severa in queste cose: è evidente che se si va allo scontro, i Comuni dovranno pagare di più. E questo è danno erariale».

Tra i motivi di disaccordo tra i Comuni c’è la situazione di Polinago e Fiumalbo: anche se usciti prima dal consorzio, molti ritengono che debbano pagare lo stesso per il passato...

«Io per essi ho trovato una posizione di recesso perfezionata: li hanno liberati in tutto e non posso chiedere a loro soldi. Però i soci, dopo aver pagato, possono far valere su di loro il diritto di rivalsa». —

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