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Cementificio e frantoio con acqua della falda «La Regione dica no»

Agata Patanè

Nuovo progetto ad Altolà: consumerà 183 litri al secondo Piccinini: «L’uso è vietato agli agricoltori, nessuna deroga»

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Ad Altolà si punta a costruire un cementificio e un frantoio di grandi dimensioni. Quest’ultimo, stando a quanto riportato nella relazione illustrativa del progetto, dovrebbe consumare l’enorme quantitativo di 183 litri di acqua da falda al secondo, quando la normativa sia provinciale (Ptcp) che regionale (Piano di Tutela della acque - Pta) vietano espressamente ai frantoi di nuova costruzione il prelievo di acqua di falda a scopo produttivo nell’area dove è previsto l’insediamento dello stesso, classificata dalla pianificazione provinciale quale “zona di ricarica indiretta della falda”.

Il frantoio dovrebbe sorgere infatti presso il polo estrattivo numero 9 di Altolà, dentro le cave di via Martiri Artioli, e dovrebbe lavorare ghiaia proveniente da San Cesario, Spilamberto, Piumazzo, Savignano, Bazzano per un totale di 12 milioni di metri cubi.

A sollevare la questione della legittimità dell’azione è il consigliere comunale e candidata a sindaco Sabina Piccinini, che ha lanciato un appello in riferimento alla richiesta che le ditte proprietarie del nuovo frantoio hanno presentato alla Regione (Arpae - Sac) per la perforazione del pozzo. Piccinini ha invitato al rispetto delle legge, come lei stessa riporta in una nota: “la Regione che fa le leggi per tutelare l’acqua di falda (Piano di Tutela della acque – Pta) rinnegherà se stessa? Concederà ai cavatori una bella deroga che consentirà loro di fare ciò che ad altri è proibito? Vicino al cementificio ed al frantoio si trova il bacino irriguo, realizzato proprio per limitare il consumo di acqua di falda da parte degli agricoltori. Gli agricoltori devono limitare l’uso di acqua di falda mentre i cavatori no? Il presidente del Consorzio della Bonifica Reno-Palata (che gestisce il bacino irriguo), in occasione dell’approvazione del progetto del bacino, nel 2005, in Consiglio comunale affermò che: “la Regione non ha detto che chiuderà i pozzi degli agricoltori, ma laddove esiste l’alternativa (ovvero la possibilità di prelievo dal bacino) si potrà porre il problema”. Dunque, per risparmiare acqua di falda, la Regione potrebbe chiudere i pozzi agli agricoltori. La stessa Regione però, potrebbe poi autorizzare i cavatori a prelevare 183 litri di acqua al secondo per il loro frantoio, in una zona di ricarica delle falde dove la stessa legge regionale ne vieta il prelievo. Tutti uguali di fronte alla Legge?».

L’appello della candidata ed attivista sancesarese è stato rivolto alla Regione Emilia-Romagna che, al momento attuale, non avrebbe ancora rilasciato alcuna concessione per autorizzare queste nuove perforazioni in un paese ormai noto per le sue importanti emergenze ambientali, al centro del dibattito pubblico da anni e punto focale attorno al quale si concentra la corsa politica alle ormai imminenti elezioni comunali. —

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