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Inviarono plichi esplosivi, nella banda un anarco-insurrezionalista modenese

Inviarono plichi esplosivi, nella banda un  anarco-insurrezionalista modenese

Tre le persone in manette. A Modena catturato Robert Firozpoor, 23 anni, di origine iraniana, infermiere nel Modenese ed attivo nel laboratorio libertario Ligera di Modena.

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MODENA. Un plico esplosivo, con all'interno fili elettrici, una batteria e della polvere da sparo, spedito da Genova e recapitato a Roma, venne intercettato il 12 giugno del 2017: destinatario, Santi Consolo, allora capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Furono gli artificieri a disinnescarlo e a confermarne la pericolosità. La lettera-bomba portava provocatoriamente come nome del mittente quello del direttore del penitenziario di massima sicurezza di Milano Opera.

Il plico era del tutto simile ai due recapitati qualche giorno prima a Torino - anch'essi spediti da Genova, con mittenti i nomi di due avvocati e di uno studio legale completamente estranei alla vicenda - e indirizzati ai pm Roberto Sparagna ed Antonio Rinaudo, titolari di inchieste anche su episodi di eversione. Non ci furono rivendicazioni, ma su un sito d'area gli investigatori trovarono un documento dove si leggeva, tra l'altro, "è una vera gioia vedere saltare in aria caserme, tribunali, rappresentanti del potere".

I tre anarco insurrezionalisti arrestati dai carabinieri del Ros perchè ritenuti responsabili di attentato per finalità terroristiche o di eversione in relazione all'invio di tre ordigni esplosivi sono Giuseppe Bruna, 49 anni, agrigentino trapiantato a Ferrara; Robert Firozpoor, 23 anni, di origine iraniana, infermiere nel Modenese ed attivo nel laboratorio libertario Ligera di Modena; Natascia Savio, 35 anni, torinese, localizzata in Francia nei pressi di Bordeaux, dove stava svolgendo lavori stagionali nel campo della viticoltura.

Le indagini hanno accertato come i tre si fossero incontrati a Genova il 27 maggio 2017: nel capoluogo ligure, dove allora Bruna abitava prima di trasferirsi a Ferrara per svolgere attività di assistenza presso una struttura per anziani, i tre avrebbero acquistato i componenti poi utilizzati nel confezionamento degli ordigni. In particolare, Giuseppe Bruna e Natascia Savio furono ripresi dal circuito di videosorveglianza della chiesa di San Luca mentre acquistavano presso un negozio gestito da cittadini cinesi le buste multiball all'interno delle quali sarebbero poi stati occultati gli ordigni.

Nello stesso orario, in un vicino internet point di Genova, venivano ricercati in rete gli indirizzi dei destinatari a cui sarebbero stati inviati i pacchi esplosivi. Analoga ricerca veniva effettuata sul sito degli avvocati, da cui venivano scaricati mittenti fittizi. I tre arrestati si riunivano poco dopo, venendo filmati mentre passeggiavano camminando distanti. Secondo gli investigatori, i tre "avevano un significativo comportamento telefonico, tipico del modus operandi utilizzato anche in altri attentati anarchici, in quanto spegnevano i telefoni proprio nell'orario a cavallo dell'acquisto dei componenti e delle ricerche web".

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