La bandiere del Cavallino a mezz’asta «Indimenticabile, tra i migliori della F1»
Gli ex meccanici della Rossa e i visitatori del Museo ricordano le gesta del pilota. «Perfetto nel mettere a punto l’auto»
Ieri era una giornata apparentemente normale davanti alla Fabbrica – tutti qui la conoscono così anche senza nominare il Cavallino Rampante – con i ragazzi che a metà giornata rientravano dopo la pausa pranzo. Ma bastava fare pochi metri per vedere, davanti al Museo Ferrari, le bandiere a mezz’asta, volute così per onorare la memoria di Niki Lauda. Il grande pilota, capace di vincere due titoli nel 1975 e 1977 con la Rossa, se ne era andato da poche ore.
Tanti ventenni davanti al Museo Ferrari, che pure ospita la mitica “numero 12” di Niki, non si dimostrano particolarmente colpiti dalla morte dell’ex pilota. Lo sono i visitatori più grandi, come Rose e Anthony, americani di mezza età che stanno entrando: “Impossibile non essere banali e anche un po’tristi, essendo qui in visita proprio in questa giornata, ma Lauda è stato davvero un grande pilota, capace di suscitare forti emozioni”.
Lauda lo ricordano bene anche gli ex collaboratori, tra cui Pietro Corradini che del pilota è stato l’ultimo capomacchina nel 1977, prima che lasciasse la Ferrari. “Un grande pilota e un grande uomo, ma soprattutto un grandissimo professionista, molto capace e diretto nei rapporti anche con noi. Ricordo benissimo che Niki motivava la sua squadra e infondeva molta fiducia. Non si dimenticava dei suoi ex collaboratori: quando, a un certo punto a bordo pista, Enzo Ferrari licenziò su due piedi il suo capomeccanico Ermanno Cuoghi, Lauda, lasciando la Ferrari gli fece una offerta irrinunciabile e lo portò con sé nel 1978 alla Brabham-Alfa Romeo. Lauda non si dimenticava di nessuno e neanche io ho dimenticato il lavoro insieme: quando vinse l’ultimo titolo mondiale nel 1984, sua moglie mi chiamò e anche io, che ero in Ferrari, andai a salutarlo sotto al podio. L’ho rivisto in Austria quattro anni fa, era molto contento”.
Alla bocciofila Cavallino per tanti ex dipendenti Ferrari che la storia degli anni Settanta la ricordano bene. Qui c’è Gisberto Leoparti, uomo Ferrari per quarant’anni dal 1947 al 1987: “Entrai come apprendista del commendator Ferrari – dice – e ricordo che il primo anno praticamente non guadagnai nulla. Ero già capofamiglia e non fu semplice... Poi, in qualità di meccanico, dapprima nel reparto carrozzeria e poi occupandomi di motori, ho contribuito alla Formula 1. Lauda è stato un grandissimo pilota, capace come pochi di mettere a punto perfettamente la macchina. Se era simpatico? Certo, come può esserlo un nordico...”. Insieme a lui in bocciofila altri nonni della Formula 1, persone che a vario titolo hanno lavorato in Ferrari, come Filiberto e Bruno, ex meccanici. Tra loro anche l’85enne Enrico Cerri, in Ferrari dal 1959 fino al 1970, mentre al telefono si fa vivo l’ingegner Nicola Materazzi, “papà” di auto mito come la F40 e la Testarossa. E poi il ristoratore Lello Apicella dello Smeraldo di Pozza: “Tramite la segretaria di Ferrari, Brenda Vernor, avevo invitato alla nostra festa anche Niki, che ricordo venne a mangiare da me la prima volta nel 1975 in compagnia di Montezemolo e Forghieri. Lui sperava di esserci e io mi ero procurato la sua macchina messa davanti al ristorante, ma poi purtroppo i medici lo hanno sconsigliato di venire a Pozza. Ricordo che quando ne ho parlato durante la serata Piero Ferrari mi ha abbracciato”. –
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