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Hesperia contro Regione La Corte d’appello: «Nessuna costrizione»

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Nessuna costrizione né abuso di potere nei confronti del gruppo Hesperia Hospital da parte dei rappresentanti della Regione Emilia-Romagna.

Lo ha ribadito la Corte di appello di Bologna, nella sentenza in cui motiva la conferma delle assoluzioni per l’ex direttore generale dellaassessorato alla Sanità della Regione Emilia-Romagna Tiziano Carradori, della funzionaria Bruna Baldassarri e dell’ex assessore Carlo Lusenti, accusati a vario titolo di falso e concussione.

Il processo era sulle pressioni denunciate nel 2013 dal gruppo modenese, sui criteri di accreditamento delle cliniche private in regione per l’alta specialità cardiochirurgica. In pratica Hesperia sosteneva di essere stato danneggiato, in favore dei concorrenti il gruppo Sansavini. Ma sia il Gup del tribunale che la Corte hanno ritenuto infondate le ricostruzioni di Hesperia e del pubblico ministero Morena Plazzi che hanno fatto appello, non ravvisando responsabilità penali negli imputati, difesi dagli avvocati Mariano Rossetti, Nicola Mazzacuva e Alessandro Gamberini.

Tra le circostanze denunciate da Hesperia, c’era la presunta costrizione a sottoscrivere un contratto per la fornitura di prestazioni con condizioni dannose per la stessa e illegittimamente vantaggiose per le strutture del concorrente, sotto la minaccia implicita, dei funzionari regionali, del mancato rinnovo dell’accordo di fornitura a Hesperia Hospital.

Ma secondo la Corte non ci sono prove di questo: «Non si comprende - si legge nella sentenza - quale profilo di minaccia sia contenuto nell’avvertimento da parte dell’ente pubblico che, senza la sottoscrizione del nuovo accordo per gli anni 2013-2015 non sarebbe stato possibile procedere con i pagamenti delle prestazioni eseguite da Hesperia».

Più che una minaccia, scrivono i giudici «tale comunicazione non costituiva altro che l’enunciazione della legittima conseguenza» prevista in caso di mancata conclusione dell’accordo. —

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