Aiutavano il clan dei Casalesi Noviello e Di Bona in carcere
La Squadra mobile li preleva nelle loro abitazioni: devono scontare quasi 5 mesi Gestivano sale giochi illegali e contattavano i detenuti
RAVARINO. Sono tornati in carcere Epaminonda Noviello, 63enne di Castelfranco e Carlo Di Bona, 58enne di Rami. È stata la Squadra mobile della polizia a procedere con l’esecuzione di due ordini di carcerazione emesso contro i due originari della provincia di Caserta, che devono scontare un residuo di pena, calcolato in seguito a sentenza definitiva, di 4 mesi e 28 giorni.
Noviello e Di Bona erano stati arrestati nell’ambito della operazione “Medusa”, conclusa a marzo 2009 e condotta dalla Squadra Mobile con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e Bologna tra cui la dottoressa Lucia Musti. Ai tempi venne data esecuzione a 10 misure cautelari in carcere per i delitti di corruzione, truffa, ed esercizio di giochi d’azzardo, commessi in concorso, aggravati dalla partecipazione ad associazione di stampo camorristico. E in quell’occasione vennero sequestrate anche due sale giochi: , il “Royal” di Castelfranco e il “Matrix II” a Carpi.
Secondo quanto confermato dal processo alcuni esponenti dei Casalesi, detenuti in carcere aModena in regime di alta sicurezza, con la complicità dei due agenti di polizia penitenziaria arrestati, davano ordini e direttive per mantenere contatti all’esterno e per gestire i circoli privati adibiti a sale da gioco.
Stando alla ricostruzione giudiziaria il 63enne era colui che gestiva materialmente, insieme ad una donna rumena, i due circoli privati, dove si svolgevano giochi d’azzardo, scommesse clandestine online e video poker non autorizzati.
Noviello, stando alla nota diffusa dalla polizia, era colui che gestiva materialmente i due circoli privati, dove si svolgevano giochi d’azzardo, scommesse clandestine online e video poker non autorizzati. Al suo fianco, sosteneva l’accusa - operava anche Ancuta Ioana Gurlui, 35enne rumena ai tempi considerata vicina a Nicola Schiavone, figlio di Sandokan.
Di Bona era invece colui che, tramite le guardie carcerarie, teneva i contatti con i Casalesi in carcere per poi portare all’esterno le indicazioni da applicare nelle sale giochi gestite, anche in provincia di Modena, dal Clan campano. —
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