Decreto “sblocca cantieri”: appalti lotteria, così non va
Ance, Cna, Confapi, Legacoop e Lapam criticano il nuovo provvedimento «Non si premiano le imprese di qualità, il nostro territorio resterà ingessato»
«Un mercato degli appalti pubblici regolato da norme semplici, chiare e trasparenti che favoriscano il nostro territorio e le micro imprese per ridare slancio all’economia, agevolando una robusta crescita. Il decreto “Sbloccacantieri” deve tenere conto delle nostre proposte, altrimenti questo territorio resterà ingessato».
Così Claudio Boccaletti di Lapam, intervenuto ieri in Confindustria durante l’incontro sulla posizione delle organizzazioni modenesi del settore edile sul decreto “Sbloccacantieri”.
«Con il decreto - continua Boccaletti - in materia di procedure per gli appalti la procedura negoziata, che prevede la chiamata di almeno tre imprese, a rotazione, è consentita solo fino a 200mila euro. Viene ampliato il sistema definito del “minor prezzo”, applicandolo ai lavori fino a cinque milioni di euro. È vero che, per i lavori tra un milione e cinque milioni, la procedura dell’offerta economicamente più vantaggiosa è possibile, ma fortemente ostacolata dall’obbligo, a carico della pubblica amministrazione, di giustificare in modo dettagliato la scelta. La richiesta delle nostre associazioni è l’affidamento diretto con l’acquisizione di tre preventivi fino alla soglia di 200mila euro e di ripristinare la procedura negoziata fino a un milione di euro, con possibilità di ricorrere all’offerta economicamente più vantaggiosa senza dover giustificare la scelta».
«Tutte le imprese del nostro territorio hanno investito molto sulla qualità - ha puntualizzato Davide Torrini di Confapi - chi sulle macchine e gli impianti, chi sulla formazione del personale. E con tanto di certificazioni: quella sulla sicurezza per i lavoratori e per chi opera sulle strade, quella sulla qualità. Investimenti importanti che il meccanismo del decreto non tutela. Il sistema del “minor prezzo”, infatti, applicato al 95% degli appalti in Italia, non deve pregiudicare una maggior qualità nell’esecuzione dell’opera. Questo sistema comporta la presentazione di un ribasso rispetto ai prezzi di appalto: risulta vincente l’impresa la cui offerta si avvicina alla “media delle offerte pervenute”. Così l’aggiudicazione è una vera lotteria che non premia le imprese di qualità».
«Se le qualifiche non servono e sono solo un costo in più per le nostre aziende, ciò le penalizza anziché qualificarle: e dal 2008 ad oggi sono 600mila i posti di lavoro persi», hanno ribadito Gianluca Verasani di Legacoop Produzioni e Servizi e Paolo Vincenzi di Cna Unione Costruttori. «Qualcosa di buono il decreto ce l’ha - ha detto infine Sandro Grisendi di Ance Modena - la partecipazione ai lavori, come subappaltatori, anche delle imprese che hanno partecipato alla gara senza risultare affidatarie e l’abolizione dell’obbligo di nominare una terna di subappaltatori già in fase di gara. Positivo l’incremento della quota dei lavori che può essere affidata in subappalto, rispetto al 30% precedente. Ma il vero dramma è lo split payment: il mancato pagamento da parte dello Stato dell’Iva alle imprese, che devono pagarla di tasca propria ai fornitori». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
