Lettera di solidarietà per la prof. sospesa «Insegnare i diritti umani è un dovere»
Il modenese Francesco Feltri, docente di Storia, al fianco della collega Rosa Maria Dell’Aria: «Provvedimento eccessivo»
l’intervista
Giovanni Balugani
«Forse la professoressa ha agito con un po’ di leggerezza, ma ha cercato di far riflettere i suoi studenti, lasciandoli liberi di istituire parallelismi tra la storia che studiano e l’attualità». A parlare è Francesco Maria Feltri, insegnante di Storia al liceo Selmi di Modena. Nei giorni scorsi ha diffuso una mail di solidarietà nei confronti della collega palermitana Rosa Maria Dell’Aria, che è stata sospesa per due settimane dall'ufficio scolastico provinciale perchè non avrebbe vigilato sul lavoro dei suoi studenti 14enni che nella giornata della Memoria avevano presentato un video in cui si accostava la promulgazione delle leggi razziali del 1938 al decreto sicurezza del ministro dell’Interno Matteo Salvini.
Professor Feltri, perché la lettera?
«Rosa Maria Dell’Aria è un’insegnante estremamente metodica e serena, non un’estremista. Ha concesso ai suoi ragazzi l’opportunità di ragionare e fare un raffronto tra due periodi storici, ma il docente non ha il compito di bloccare i ragionamenti degli studenti. Il provvedimento che è stato preso è inedito e francamente è sembrato eccessivo, al limite della lesione di un diritto costituzionale. Io non posso insegnare quello che mi pare, è chiaro, però in questo caso c’è un’intenzione valoriale di fondo che non può essere punita. Il concetto di diritti umani sta in qualche modo morendo, esaurendosi come se non contasse più niente. Non è un discorso politico, ma di valori ed educativo. E questo sì è un dovere di un insegnante».
Le reazioni alla mail?
«Molti riscontri di colleghi ed ex studenti. Ai miei attuali alunni non l’ho inviata. Ho ricevuto attestazioni di stima o risposte di persone che semplicemente volevano chiacchierare. La questione più importante è riprendere la discussione serena, uscendo da quello che sembra un pensiero unico e che intacca le fonti dei nostri valori. Critiche? Dirette no, ho parlato con alcuni colleghi che hanno sollevato alcune riflessioni “simpatiche”. Poi io avevo fatto solo un giro di mail su, Facebook l’ha messa mia moglie. Io evito i social perché in quei luoghi virtuali le persone si sentono in diritto di scatenare la loro parte peggiore. Il social non invita al confronto sereno».
Come si può insegnare la storia del Novecento senza dare una connotazione politica?
«Si può insegnare senza strumentalizzazioni nella misura in cui le violazioni dei diritti umani, intese come Gulag, foibe, leggi razziali o Shoah, vengono affrontate dal docente con la medesima onestà intellettuale. Se dedico 2,3 o anche 5 lezioni al G ulag, ho il dovere di parlare liberamente di altre situazioni di disperazioni senza poter essere accusato di strumentalizzazioni».
Cosa pensa dell’attuale clima politico?
«Le persone intelligenti vanno al di là della tradizionale contrapposizione tra destra e sinistra che ci arriva dal Novecento. Però destra e sinistra hanno ripreso voce, sviluppando un nuovo concetto. Qual è la differenza oggi? Chi è di destra sostiene la tesi “Prima gli italiani”. Chi, invece, non è di destra, e allora forse è di sinistra, è una persona che afferma - e come insegnante mi sento di dover dire anche in classe - “Prima i diritti umani”. Ovvero essere semplicemente fedeli ai valori della costituzione e della democrazia». —
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