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Arresto convalidato e carcere per l’uomo dalle mille identità

A.Setti
Arresto convalidato e carcere per l’uomo dalle mille identità

Hamed ieri si è rifiutato di rispondere al giudice, che gli nega subito la libertà Ogni volta che è stato fermato ha cambiato il nome, l’età e la nazionalità

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MIRANDOLA. Alle 11.15 di ieri in carcere era già concluso l’interrogatorio lampo del... fantasma di Mirandola, il magrebino che ha devastato la sede intercomunale della polizia municipale di via Roma provocando la morte di due persone. Poco dopo le 14 il giudice, dottor Romito, ha notificato la sua decisione. Arresto convalidato, per i reati di furto aggravato e incendio doloso, e misura cautelare in carcere, pure con l’accusa di aver cagionato la morte di due persone. Non solo: il giudice ha respinto l’istanza dell’avvocato Fernando Giuri, difensore del magrebino, che avrebbe voluto far trasmettere gli atti alla Procura dei minori.

«Il mio cliente qui si è dichiarato del 2003, e quindi minorenne - spiega il legale - Inoltre l’esame “auxologico” effettuato martedì in Medicina legale per valutare la struttura ossea e attribuire un’età a questa persona a mio avviso presentava l’utilizzo di criteri sorpassati e un margine di incertezza».

Ipotesi che tuttavia non viene presa in considerazione dal Gip, presumibilmente anche per il comportamento dell’arrestato che - pur con l’ausilio di un interprete - si è avvalso della facoltà di non rispondere, lasciando intendere di non conoscere l’italiano. Ieri c’era chi riferiva di averlo invece sentito rispondere in italiano alle guardie carcerarie. Inoltre, dal momento che certamente non è cresciuto in una famiglia modello che lo abbia adeguatamente nutrito, per la Medicina legale può ugualmente essere nato il 1 gennaio del 2001: è possibile che il Gip abbia ritenuto sufficiente a maggio ragione questa valutazione. Di certo, c’è che il magrebino nelle due occasioni in cui è stato arrestato (settembre 2018) ed espulso (maggio 2019) abbia dichiarato nomi, età e nazionalità diverse, ma sempre da maggiorenne. Non aveva senso, sapendo le conseguenze cui andava incontro...

Detto della misteriosa Lampedusa, il “fantasma” viene fermato la prima volta a Roma, i 1 settembre 2018. Dice di essere Ayoub, del 5 giugno2003, marocchino. Il 5 settembre, dopo essere fuggito, viene arrestato: dopo una rissa fa una sceneggiata in caserma, e si aggiungono i reati di danneggiamento e resistenza. Dice di essere maggiorenne, del 2000, tunisino. E stavolta è Salah. Nessuno a Modena ancora se che fine abbia fatto il relativo processo... Pochi giorni ed il 10 settembre riappare a Genova, in stazione. Lo ferma la polfer, si dichiara minorenne (5 marzo 2003), nome nuovo (Aiman), senza nazionalità. Ma la settimana dopo, il 13 settembre, è a Ventimiglia, in stazione. Forse cerca di andare in Francia, la Polfer lo controlla: nome uguale, cognome diverso, del 1998 e nessuna nazionalità. E così pochi giorni dopo, il 25 settembre sempre a Ventimiglia: stesso nome, ma altra data (del 3 maggio 1999) cognome diverso, sempre senza patria. Passano i mesi il 14 maggio riappare a Roma: nuovo nome, Hamed, algerino e del 5 agosto 1999. Gli notificano l’espulsione e un giorno prima che divenga operativa è a Camposanto, poi a Mirandola. Dove torna minorenne (2003), marocchino e con un nome assurdo. Girandola inquietante, che dovrà finire. Anche perché il pm Mazzei (titolare delle indagini, ma ieri all’interrogatorio c’era anche il procuratore capo Giovagnoli), e gli investigatori non staranno a lungo ad attendere. Le prove ci sono (si tratta solo di avere l’esito del sopralluogo in via Roma per la possibile contestazione dell’omicidio con dolo eventuale) e potrebbe profilarsi un giudizio a breve, con o senza perizia psichiatrica . —

A.Setti

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