Ravarino, Rebecchi argina l’onda leghista Gesti sfonda quota 200
Il sindaco: «Sono felice per il risultato di tutta la squadra» Balboni: «Non ci fermeremo». Chiossi: «Siamo coerenti»
RAVARINO. Con il 60,75% e 1882 voti è una vittoria netta quella di Maurizia Rebecchi, che si riconferma così sindaco di Ravarino grazie alla lista “Avanti Ravarino”. Otto i consiglieri eletti con lei. Record storico per Moreno Gesti (201 preferenze) e per Patrizio Piga (131), a cui si aggiungono Anna Maria Ferrari (87), Ludovica Scarcella (85), Giovanni Zoboli (70), Martina Molinari (66), Elena Cavani (62) e Emanuele Rossi (54).
Si è fermata invece al 23,60% e a 731 voti la sfidante del centrodestra Silvia Balboni, supportata dalla lista “Insieme per Ravarino”. Con lei, in Consiglio, entrano con 20 preferenze Paola Sighinolfi e con 13 preferenze Gaspare Verrigno.
Alessio Chiossi, candidato a sindaco per la lista “Stare a Ravarino” a forte trazione 5 Stelle, ha ottenuto infine un 15,66% e 485 voti. E sarà il solo in lista ad entrare in consiglio.
«A caldo posso dire che sono molto felice per il risultato raggiunto - il commento della Rebecchi - e per la riconferma di Moreno Gesti e Patrizio Piga. I risultati di stamattina erano ben più grigi, ma si vede che i cittadini hanno deciso di darci nuovamente fiducia e li ringrazio».
«Sono molto soddisfatta perché rispetto a cinque anni fa abbiamo portato i consiglieri comunali da 1 a 3 - ha detto Silvia Balboni - e continueremo ad intensificare il lavoro su Ravarino. Ci aspettano 5 anni intensi, ma siamo pronti. Purtroppo penso che il problema della Bassa sia che la gente ha molta paura di esporsi. Però essermi candidata è stata una bella esperienza e, nonostante non abbia vinto, la rifarei».
«L’obiettivo di avere un consigliere è stato raggiunto - sono infine le parole di Alessio Chiossi - e grazie ai voti del movimento 5 Stelle che sono quelli che riteniamo ci abbiano sostenuto di più come lista. Sono stati per noi gli unici coerenti. Di questi voti siamo molto orgogliosi e non c’è niente di cui siamo pentiti, perché la campagna elettorale ha comunque ricaricato le batterie del nostro gruppo». —
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