Unioni civili: con la separazione la figlia è affidata in condivisione
Per la prima volta un tribunale stabilisce le modalità di separazione di una coppia di donne omosessuali con una bambina piccola nata da fecondazione eterologa. Accade a Modena. Se la procedura era già stata affrontata in passato a Novara per il caso analogo di una semplice coppia, è l’affidamento della piccola questa volta al centro delle attenzioni dei giudici. Che, approvando la proposta di accordo articolata delle due donne separate, decidono di assimilarle alle condizioni di scioglimento di una comune coppia di conviventi con figli: in sostanza, la bambina sarà affidata a una delle due genitrici che percepirà un assegno di mantenimento per la piccola.
Di unioni civili si parla quasi solo per il momento più felice, quello in cui in Comune si celebra e si festeggia. Purtroppo anche con la separazione dall’unione civile conseguono tutti i problemi di gestione della vita quotidiana e soprattutto dei figli che ha ogni altra coppia in crisi. Ma il legislatore non era stato particolarmente previdente su questa evenienza. E quindi ai giudici modenesi è toccato analizzare in dettaglio il percorso legale per la separazione civile. Il singolare caso è stato affrontato dalla Prima sezione civile del Tribunale di Modena. Con la domanda di scioglimento della loro unione civile le due donne lesbiche modenesi – che chiameremo Paola e Chiara – hanno anche presentato uno schema di accordo dettagliato che regola i loro rapporti dopo l’addio e soprattutto spiega come comportarsi con la figlia nata alcuni anni fa da procreazione eterologa medicalmente assistita. La madre biologica della bambina è Chiara mentre Paola ne ha ottenuto l’adozione anni dopo con una sentenza dal Tribunale dei Minori di Bologna. Nel 2016 è arrivata l’unione civile a Modena con l’atto trascritto allo Stato Civile. Poi però la coppia si è incrinata, la relazione si è interrotta e nel luglio 2018 le due partner si sono lasciate. Paola ha chiesto espressamente al Comune di Modena di prendere atto dello scioglimento mostrando anche la raccomandata che avvisava Chiara della sua decisione come previsto dalla legge del 2016. Dopodiché hanno raggiunto un accordo soprattutto sulla sorte della bambina. Sulle modalità di scioglimento sono state seguite le procedure successive alla Legge Cirinnà, lacunosa su questo aspetto, ma le due ex partner avevano già fatto tutto al meglio manifestando la propria volontà di lasciarsi davanti all’ufficiale dello stato civile di Modena. La novità di questo caso sta nelle disposizioni per la bambina che ha una madre biologica (Chiara) e una adottiva (Paola).
Siccome il tribunale riconosce che «sono a tutti gli effetti genitori della minore» e hanno predisposto tutto su collocamento, visite, mantenimento e spese, il tribunale ha sentenziato che «alla prole si applicano le norme relative ai figli nati fuori dal matrimonio». —
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