Gazzetta di Modena

Modena

polemica con l’ex sindaco 

«Assolto, rivoglio la mia dignità che mi tolse il sindaco Pistoni»

Alfonso Scibona
«Assolto, rivoglio la mia dignità che mi tolse il sindaco Pistoni»

L’ex comandante della municipale Stefano Faso promette battaglia sul suo caso «Trasferito dopo il rinvio a giudizio per un’accusa poi caduta. È un’ingiustizia»

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«Rompo il silenzio dopo anni e dopo aver atteso, in ultimo, il termine di una tornata elettorale nella quale non volevo fornire alibi all’ex sindaco Pistoni per la sua sconfitta né stampelle al nuovo sindaco Menani per la sua vittoria».

Inizia così l'intervento di Stefano Faso, ex comandante della Municipale e oggi dirigente del quinto settore del Comune, per commentare la sua assoluzione con formula piena dall'accusa di porto d'armi abusivo e minacce, per un fatto del 2016. La sentenza è definitiva dal 17 maggio. «Già da aprile – continua – mi ero mosso con l'amministrazione comunale perchè mi fossero restituiti quei pezzi di dignità sottratti dall'amministrazione Pistoni con atti, comportamenti e provvedimenti che, nella migliore delle ipotesi, sono stati assunti in buona fede e nel pubblico interesse».

Faso si riferisce al suo trasferimento deciso dalla giunta Pistoni. «Cosa ha comportato – s’interroga l'ex comandante - questa situazione sul piano umano e lavorativo? A parole tutti contenti, nei fatti meno. Da parte di qualcuno forse anche un pò di disappunto e magari delusione per l’assoluzione con formula piena per i fatti che hanno riempito a più riprese le pagine dei giornali con la conseguente gogna mediatica, tipica di queste situazioni».

Il dirigente afferma anche che, dopo l'assoluzione, ha cercato di avere giustizia dal Comune già ad aprile, salvo due rinvii su due incontri, ultimo dei quali giovedì 18.

«Credo che a questo punto – continua – ad essere “incriminato” debba essere il Comune di Sassuolo nelle persone del sindaco e del segretario generale. Messi di fronte all'evidenza dei fatti, hanno ritenuto che la vicenda potesse ritenersi conclusa con frasi di circostanza ed una “pacca sulla spalla”, visto che si stavano avvicinando le elezioni. A me non è andata bene e, voglio metterlo in evidenza. Non ho chiesto né avrei accettato da loro di tornare a svolgere il ruolo di comandante della Polizia Municipale».

E dunque? «Avevo chiesto “solo” che venisse dato seguito alla delibera del 27 settembre 2016 che sanciva il mio trasferimento dalla polizia municipale al 5° settore».

Adesso ci sono anche motivi per alzare i toni? «In questi anni, e soprattutto dopo il rinvio a giudizio del settembre 2016 – dice ancora Faso - culminato nell’assoluzione con formula piena del 1° aprile 2019, ho sempre contestato tutti gli atti amministrativi, che a mio giudizio mi ledevano, sia sotto il profilo professionale che economico, ottenendo, spesso con colpevole ritardo, risposte laconiche quando non lesive o di scherno. È per questo che oggi, e dopo i tanti tentativi di instaurare un dialogo all’insegna del reciproco rispetto e della correttezza, mi sento libero ma anche in dovere di fare tutti i passi, in ogni opportuna sede, per far valere i miei diritti e per ottenere la completa riabilitazione della mia persona, a livello professionale, personale e familiare; ritenendo di essere stato calpestato nella dignità, discriminato e danneggiato nelle scelte professionali, abbandonato al mio destino quando persino la “pacca sulla spalla”, tardivamente dispensata, avrebbe lenito in parte il mio disagio e la mia sofferenza». —





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