Droga nascosta anche nelle stampelle, 13 arresti
In carcere il 28enne Giovanni Aiello: era arrivato in città dalla Calabria per eludere i controlli e rifarsi una vita
Sapeva che i carabinieri di Cosenza e Rogliano gli erano alle costole. Era già stato controllato e gli avevano sequestrato alcune dosi di droga dell’immenso commercio al dettaglio che il gruppo aveva allestito. E così Giovanni Aiello, 28 anni, aveva scelto di interrompere i rapporti con la sua terra, abbandonandola in fretta per trovare un approdo a Sassuolo. Nella città della ceramica era arrivato circa un anno fa e aveva trovato anche lavoro come manovale, ma questo non ha impedito ai militari - con la collaborazione dei colleghi locali - di andare ad arrestarlo per trasferirlo in carcere su disposizione del gip di Cosenza. Non risulta che a Sassuolo avesse allestito un nuovo giro di spaccio.
Detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, estorsione, sequestro di persona, rapina aggravata, lesioni personali aggravate, ricettazione, favoreggiamento personale, porto di armi od oggetti atti ad offendere e violazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. Questi i capi di imputazione che hanno portato al blitz antidroga dei carabinieri che hanno eseguito 13 misure cautelari in provincia di Cosenza, Sassuolo, Frascati e Vibo Valentia. L’operazione è stata denominata in codice “Crutch” (stampella) perché la droga era nascosta nelle insenature dei motori delle automobili o negli indumenti intimi delle compagne, ma anche all’interno delle aste delle stampelle con cui gli spacciatori si fingevano a loro volta claudicanti.
Contestualmente agli arresti i carabinieri hanno eseguito anche 11 decreti di perquisizione domiciliare, emessi dalla Procura della Repubblica di Cosenza, nei confronti di altri soggetti indagati in stato di libertà per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti. L’organizzazione operava a Cosenza nell’hinterland.
Ampi erano i margini di guadagno per i pusher: dai 5 euro per un po’ di marijuana ai 150 per una scaglia originale di cocaina, passando per i 70 pagati per una “botta” di eroina e i 100 dovuti per una stecca di hashish.
Ma è la loro violenza ad aver allarmato i carabinieri, allertati da alcune vittime. Perché gli spacciatori, a fronte dei mancati pagamenti della sostanza stupefacente, non si facevano scrupoli a minacciare il debitore e poi a picchiarlo; un trattamento che veniva riservato anche ai familiari semmai il tossico non riusciva a saldare quanto dovuto. Sono almeno due i casi ricostruiti con dovizia di particolari e altrettante denunce che hanno indirizzato l’inchiesta dell’Arma arrivata fino a Sassuolo. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google