Il vescovo si dissocia dal corteo anti-gay «Mai fomentare, l’altro non è un nemico»
Don Erio a ruota libera sulle manifestazioni di domani: «Sbagliato utilizzare il rosone del Duomo come logo dell’evento»
E, alla fine, parlò il vescovo. Tirato per la giacca da una parte (comitato Geminiano vescovo) e dall’altra (organizzatori del Modena pride) don Erio Castelucci è rimasto per alcuni giorni opportunamente in silenzio.
parole chiare
Del resto questo è lo stile del vescovo di Modena, meditare con cura prima di parlare per poi farlo, quando ritenuto opportuno, con grande saggezza. Come in questo caso. «Interpellato da diverse parti per un parere circa la manifestazione del “Modena pride” e la processione di “pubblica riparazione”, entrambe previste per sabato 1 giugno 2019 – scrive il vescovo Erio in una nota a sua firma -, lo esprimo il più brevemente possibile, rinunciando al linguaggio ufficiale e adottandone piuttosto uno quasi confidenziale. Prima di tutto – puntualizza - confermo la mia adesione alla visione antropologica cattolica, espressa costantemente dal magistero del Concilio Vaticano II e condensata nel magistero dei pontefici, specialmente nella Familiaris Consortio di San Giovanni Paolo II, nel Catechismo della Chiesa cattolica e nella Amoris Laetitia di papa Francesco. Credo che il matrimonio sia una comunità di vita e di amore tra un uomo e una donna, connotata da complementarità, reciprocità e generatività, e come tale rientri nel progetto stabilito da Dio creatore e confermato da Cristo redentore».
Il vescovo, dunque e non potrebbe essere altrimenti, mette subito in chiaro le basi. Per poi proseguire con lo stile confidenziale di cui parlava: «Contemporaneamente, insieme allo stesso magistero del Concilio Vaticano II e dei pontefici, credo che ogni persona vada accolta e accompagnata e quindi, per quanto mi è possibile, rifiuto gli atteggiamenti discriminatori verso coloro che non condividono l’antropologia cattolica e che, rimanendo entro la legalità, decidono di manifestare le proprie idee. La distinzione di San Giovanni XXIII tra ‘errante’ ed ‘errore’ resta uno dei capisaldi dello stile evangelico assunto dalla Chiesa, che cerca sempre la sintesi tra verità e carità. Per questo, nel sostanziale dissenso dai contenuti e dal metodo che anima il Gay pride, mi pare inopportuno creare tensioni e polemiche. È possibile e necessario un confronto costruttivo tra persone civili che hanno differenti e visioni della vita: personalmente, e in rappresentanza della comunità diocesana, continuo a rendermi disponibile a questo tipo di dialogo: del resto è già avviato e portato avanti nelle comunità cristiane modenesi. Conosco e mi relaziono con diverse persone che hanno espresso il loro orientamento omosessuale e sono bene inserite anche nel tessuto ecclesiale; alcune di loro mi hanno espresso in diverse occasioni perplessità e disagio sia di fronte a perduranti atteggiamenti di derisione, sia davanti a rivendicazioni ostentate che ritengono scarsamente utili alla causa».
IL ROSONE
In buona sostanza don Erio conferma che nella Chiesa le persone omosessuali hanno un posto, a anche che non ritiene opportuna l’ostentazione. Poi va oltre, senza fare sconti e con grande chiarezza: «Non posso poi fare a meno di esternare agli organizzatori del Modena Pride il mio disaccordo verso l'utilizzo del rosone del Duomo come “logo” della manifestazione. Si tratta di un simbolo caro ai modenesi, non solo cattolici, che sarebbe stato meglio evitare di inserire, perché finisce per costituire già di per sé una provocazione». Fin qui, per così dire, la parte riguardante gli organizzatori del Modena pride, ma il vescovo, naturalmente, parla anche agli altri, a chi ha organizzato la processione di riparazione: «Sulla base delle ragioni espresse all’inizio, ho concordato con il Comitato San Geminiano vescovo fin dalla sua costituzione, nel gennaio scorso, di evitare manifestazioni che potessero fomentare gli estremismi e incentivare le polemiche. Ho subito chiarito che il Comitato non rappresenta ufficialmente la Diocesi – cosa che del resto i suoi componenti avevano ben presente – e che dunque non necessita di autorizzazione, in quanto libera espressione del diritto dei fedeli ad associarsi (cf. Codice di Diritto Canonico, can. 215); così come non necessita di autorizzazione l’organizzazione di manifestazioni o la pubblicazione di locandine».
LA CRITICA
In pratica nessuna “autorizzazione” o meno ma, in punta di diritto canonico, una libera espressione di fedeli e, comunque, l’invito esplicito a evitare “estremismi” e “polemiche”. «Auspico che la ‘processione’, quindi, avvenga secondo gli intenti preannunciati dal Comitato all’atto della sua costituzione: che sia dunque un momento di preghiera per la conversione prima di tutto dei partecipanti (e anche del sottoscritto) e non una manifestazione “contro” qualcuno». Del resto lo stesso sito gaynews.net aveva prima attaccato e poi, citando non meglio identificate fonti della curia modenese, in qualche modo “assolto” il vescovo dall’aver voluto la processione. Il finale di don Erio è, da qualsiasi parte lo si voglia leggere, davvero azzeccato e parla di fatto a tutti gli attori in causa e, in buona sostanza, anche a tutti i modenesi: «Mi si permetta infine di augurare a me stesso e a tutti la maturazione di uno stile capace di guardare l’altro non come nemico, ma come persona che porta in sé l’immagine e somiglianza di Dio, anche quando sostiene e pratica idee diverse e contrastanti rispetto a quelle in cui credo. E la possibilità di manifestare le mie idee, senza venire aggredito e insultato. Si chiama, cristianamente, “stile evangelico’”». —
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