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Fiorano. “Nuova Iride” non riapre, perduti 84 posti di lavoro

Stefano Turcato
Fiorano. “Nuova Iride” non riapre, perduti 84 posti di lavoro

La nuova proprietà dell'azienda ceramica di Ubersetto è latitante da oltre due mesi e ora gli addetti non sono tutelati da ammortizzatori sociali

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FIORANO. L’azienda fioranese del settore ceramico Nuova Iride, che ha sede a Ubersetto, rischia seriamente di non riaprire per riprendere la produzione e 84 posti di lavoro sembrano perduti.

Il caso era esploso nel febbraio scorso, quando era emerso che i 94 posti di lavoro (ora ridotti di 10 unità) erano a rischio, per non parlare degli stipendi arretrati non pagati, cassa integrazione non anticipata dall’impresa, assenza di un Piano di riorganizzazione.

L’impresa, che si occupa di lappatura, rettifica e taglio per il settore ceramico, era sorta sulle ceneri di Iride, fallita nel 2017. Nel febbraio scorso i sindacati Filctem Cgil, Femca Cisl e Fesica Confsal avevano denunciato la situazione. Sono trascorsi oltre tre mesi ma la realtà non è mutata.

«I lavoratori - dice Letizia Giello del sindacato Fesica Confsal - sono fermi, non hanno alcuna copertura economica e non ricevono notizie dai dirigenti dell’azienda dal 17 marzo, quando uno dei dirigenti, Fabrizio Vardanega, comunicò ai sindacati, che avevano richiesto un incontro urgente, di non essere in grado di garantire la continuità dell’attività produttiva dell’azienda, ormai affidata a una società milanese di consulenza, e che avrebbe fatto sapere, nel giro di pochi giorni, se ci sarebbe stato un futuro per l’azienda».

L’impresa era attiva sul territorio da oltre 30 anni poi il recente passaggio di proprietà dalla famiglia Zini a un imprenditore veneto in un primo tempo aveva alimentato speranze, seguite da immediate delusioni nonostante le rassicurazioni che la società aveva diffuso alla fine dello scorso mese di febbraio.

«I cancelli sono chiusi da tempo - continua Letizia Giello - L’ufficio del personale non esiste più. Lo studio di consulenti del lavoro che segue l’azienda tagliato fuori. Della richiesta di proroga di cassa integrazione non si hanno notizie. Il sindacato Fesica-Confsal, come Cgil, Cisl e Uil, stanno facendo di tutto per tutelare i lavoratori e supportarli seguendo le strade possibili. Ma il silenzio dell’azienda, incurante delle sofferenze dei lavoratori, impedisce ai sindacati di attivare quegli strumenti di politiche attive e di cassa integrazione per crisi e cessazione d’attività già messe in atto per altre aziende del territorio, fallite o in fase di cessazione della produzione, che potrebbero dare ai lavoratori un po’ di sollievo economico. Ma niente. L’azienda sembra non essere mai esistita». —
 

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