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TERREMOTO 

Emilia veloce, ora le opere difficili Costi: «Timori per lavoratori precari»

Gianluca Pedrazzi

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«I confronti sono sempre antipatici, ma ad Amatrice o in altri centri nelle Marche siamo ancora all'inizio, mancano pure le ipotesi di fattibilità, mentre l'Emilia ha cominciato subito a ricostruire. È una bella dimostrazione della voglia di guardare avanti e un bell'esempio per tutto il Paese». Adesso «restano le opere forse più difficili e complicate». Lo ha evidenzia l'arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi ieri a “Fare comunità”, la giornata che la Regione dedica alla ricostruzione post-sisma 2012 nei suoi capitoli fin qui impegnativi: i beni monumentali e le chiese colpiti nei centri storici della Bassa.

Se infatti la ricostruzione di imprese e case è partita subito e, a differenza di quanto accaduto in altre zone terremotate in Italia, viene considerata a buon punto, come certificato dai dati illustrati in occasione del primo anniversario delle scosse 11 giorni fa, sulla parte più “identitaria” del lavoro tutto è stato più complesso, tra autorizzazioni e riunioni allargate per mettere tutti d'accordo.

L'ultimo bilancio, da aprile, dice che sono state riaperte la chiesa di San Benedetto a Ferrara e la chiesa di Gallo, sempre nel ferrarese, nella diocesi di Bologna e il museo diocesano di Carpi, mentre domani sarà la volta delle chiese principali di Cavezzo e poi Rivara di San Felice, di Correggio, nel reggiano, di Corporeno e Reno Centese, di nuovo nel ferrarese, così come a settembre è prevista la riapertura del Duomo di Mirandola. Dal 2012 a oggi la regione ha deliberato quasi 300 milioni e in tutto risultano 590 gli edifici religiosi lesionati, tra chiese, cappelle ma anche basiliche secolari: 200 i luoghi di culto già ripristinati e riaperti, ma appunto si continua. Quindi, l'arcivescovo loda a più riprese le comunità anche per la loro pazienza: «I cittadini dell'Emilia-Romagna non solo non si sono arresi, ma hanno dato a tutti una lezione. È una ricostruzione, questa, che dimostra la capacità di lavorare insieme. Sette anni sono tanti, per le comunità colpite, ma anche ben pochi». Il bilancio particolare lo ha traccia l'assessore regionale con delega alla ricostruzione Palma Costi: «Quest'anno puntiamo su opere pubbliche e beni vincolati, che sono la stragrande maggioranza dei beni danneggiati dal sisma emiliano. Veniamo da sette anni intensi, abbiamo lavorato moltissimo sulla ricostruzione privata e questa è a buon punto, così come sulla parte economica. Ora rilanciamo sulle opere pubbliche nei centri storici, soprattutto quelle di pregio artistico e storico». In tutto questo, Costi ha rimarcato l'amarezza che arriva dal fronte legislativo, dopo l'ultimo stop targato sblocca cantieri sul personale precario della ricostruzione nei comuni. «Si pone il tema dei lavoratori di Invitalia, la società che sta lavorando con noi per la parte fondamentale della ricostruzione. Ci sono competenze sviluppate che non possono essere disperse. Non abbiamo chiesto niente di più di quanto non sia già stato dato ad altri territori, chiediamo di essere trattati come l'Italia centrale: questi lavoratori hanno gli stessi diritti di quelli di Invitalia che operano là». —



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