Parroco scrive un articolo pro Salvini Si dimette dal settimanale della Diocesi
L’intervento di don Ermanno Caccia scatena la rivolta dei cattolici e arriva in Vaticano. Lui: «Viva la libertà di stampa»
“La Lega rappresenta ormai l’orientamento elettorale dei vari moderati ed è nei fatti anche il partito di riferimento di buona parte del mondo cattolico”. Ancora, “la gente comune, attraverso i social o le centinaia di comizi, ritiene che Salvini sia “uno di noi”. Parla semplice, schietto. E fa, o almeno ci prova, quel che dice. Dicevamo: la coerenza. Dopo essere stata tradita da tanti, il popolo ha scelto uno fidato. Se Matteo non molla può ancora salire”.
Il mondo cattolico carpigiano è nella bufera da quando su Notizie “Ercamo”, pseudonimo, regolarmente registrato all’ordine dei giornalisti, utilizzato da don Ermanno Caccia, ha scritto un articolo dal titolo: “Perché?”, classificato nell’occhiello come “Opinione”. Un’opinione, tuttavia, che non è stata per nulla gradita, da molti abbonati e da numerosi esponenti del mondo cattolico carpigiano, imbufaliti dall’aver letto sul proprio settimanale di riferimento un simile peana a Salvini. Così, don Ermanno Caccia, 50 anni da compiere il 4 luglio, bergamasco, è stato travolto dalle polemiche. E ieri mattina è arrivata la comunicazione ufficiale delle sue dimissioni, in seguito al clamore suscitato dall’articolo, pubblicato di spalla a una colonna, in posizione non particolarmente visibile, ma il cui contenuto si è rivelato un detonatore. Una pioggia di commenti ha invaso i social: «Un leghista dovrebbe rileggersi il Vangelo perché non ha capito il suo messaggio”. E, ancora, “In un clima elettorale delicato come questo, che senso ha seminare zizzania con un articolo “di parte” come questo?». L’articolo è stato recapitato, inoltre, in Vaticano.
“una pugnalata”
Nell’annunciare la rinuncia al ruolo di direttore, don Ermanno comunica che, nell’articolo, si riferiva alle consultazioni europee. E parla di illazioni volte «a legare la mia personale opinione con quella dell’editore del settimanale, il vescovo Francesco Cavina». C’è, infatti, chi si è chiesto se quella presa di posizione non fosse stata dettata direttamente da Cavina. «Considerata la levata di scudi strumentale, da una parte di coloro che non condividono, amareggiato e colpito da tanto clamore, in serenità e coscienza, rassegno le dimissioni dal settimanale diocesano Notizie». Questo il commento ufficiale, mentre sui social, don Ermanno si è sfogato con toni che lasciano pensare come le dimissioni non siano state propriamente un atto spontaneo. «Eccoci alla resa dei conti - scrive don Ermanno sul suo profilo Facebook - di fronte al sacrosanto diritto di esprimere un’opinione, una chiave di lettura personalizzata e non attribuibile al vescovo (...) un fuoco nemico fatto e realizzato a modo, mi ha portato alle dimissioni. Che dire? Viva la libertà di stampa». Poche ore dopo, in seguito alla presa di distanze dell’editore, il nuovo sfogo: “Linea editoriale, equidistanza... Liquidazione”. Don Ermanno è stato trasferito a Mortizzuolo nel 2017: qualche parrocchiano rivela di avere notato inclinazioni leghiste in don Ermanno. Già socialista della corrente di Alberto Addivinola e autore di pezzi per L’Avanti, Caccia riscuote il plauso e la solidarietà del parlamentare del Carroccio Guglielmo Golinelli: «Sto con don Ermanno».
LA RABBIA DEI SACERDOTI
Non ha paura di esporsi pubblicamente don Antonio Dotti, parroco di Limidi nell’esprimere delusione per il pezzo di “Ercamo”: «Mi dissocio dall’opportunità e dal contenuto dell’articolo di don Ermanno Caccia in favore di Matteo Salvini apparso purtroppo sul settimanale diocesano. Quello che scrive non rappresenta in alcun modo il pensiero della Chiesa e dimentica di elencare molti comportamenti palesemente anti evangelici del capo della Lega: dalla mancato rispetto dei diritti umani dei naufraghi ai 49 milioni sottratti all’erario, dalla difesa di membri del governo condannati per corruzione alla propaganda di odio verso il diverso, dalla sottoscrizione in Parlamento del protocollo sull’eutanasia, alla promozione della legalizzazione della prostituzione femminile, dall’uso della religione per tornaconto politico alle scelte familiari pubblicamente incoerenti».
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